Acireale e le Opere Pubbliche, Cronache di un Disastro Annunciato

E’ stato recentemente approvato il nuovo piano triennale delle opere pubbliche, il famoso “libro dei sogni” di ogni amministrazione, che nell’attuale declinazione appare più aderente alle reali esigenze della città.

Il piano contiene le opere pubbliche che l’amministrazione intende finanziare e per le quali occorre un minimo di progettualità con la quale ricercare un finanziamento diretto o tramite bando, questo vale ovviamente, per le opere future da cantierare, mentre per quelle già eseguite o in corso di esecuzione ci si affida alla gestione ordinaria degli uffici.

Ci preoccupiamo sempre delle opere da eseguire e mai di quelle eseguite male o in corso di esecuzione, eppure controllare un’opera pubblica nella sua realizzazione sembrerebbe più semplice che progettarne di nuove, ma in realtà non è così.

L’attuale amministrazione ha avuto in eredità numerose opere incomplete o con difetti di funzionamento legati all’esecuzione non corretta dei lavori oppure a difetti nella progettazione e sarebbe utile conoscere le azioni intraprese per migliorarle o accettarne le responsabilità.

La villa Belvedere è forse l’opera più costosa ed incompleta degli ultimi vent’anni, su cui due amministrazioni hanno costruito la propria campagna elettorale, oggi dopo anni di lavori, chiusure e milioni di euro spesi, il principale parco pubblico versa in condizioni pessime e gli errori di esecuzione ed i danni arrecati dall’abbandono successivo all’inaugurazione del 2014, sono tutti lì, mentre il contenzioso legale sembra vedere il Comune soccombente nei confronti dell’impresa.

Il porto di Santa Maria La scala presenta numerose criticità per il malfunzionamento dell’impianto elettrico, ed i lavori di rifacimento del lungomare del Mulino ci hanno lasciato tre o quattro tipologie di ringhiere che oscillano tra il “vintage” ed il moderno con buona pace delle specifiche sugli acciai marini.

Aci green Way, ormai ridenominata Aci Green Wait, avrebbe dovuto cambiare la ciclabilità extra urbana integrando un parco lineare all’interno del vecchio tracciato ferroviario, siamo ben oltre la data di presunta ultimazione dei lavori ed è stato eseguito solo lo sfalcio della vegetazione e poco più, mentre del resto delle opere nulla si sa, a parte che il Comune non riesce a dirimere un potenziale contenzioso con i privati proprietari dei lotti interclusi.

Il pattinodromo del Tupparello, resta ancora sulla carta, un impianto che, per quanto vecchio era pur sempre funzionante, è stato reso inutilizzabile da un cantiere per la realizzazione di una copertura che non arriva mai. In mano ad una ditta che, probabilmente, ha letto il computo metrico con attenzione solo dopo aver aggiudicato l’opera e che non sembra interessata a completarla, almeno a giudicare dalle tempistiche in atto.

La zona 30, che tanto ha appassionato i promotori della pedonalizzazione mancata di Acireale, resta un delirio di vernice sulle basole settecentesche, simboli ormai sbiaditi ed inutili (la vernice sul basalto non funziona) che testimoniano un tentativo maldestro di diminuire il traffico ed aumentare la vivibilità a colpi di pennello. Il risultato sono molte decine di migliaia di euro spesi per vernici che, prima o poi, qualcuno si occuperà d rimuovere riportando dignità sulle pietre offese e vilipese.

In tutto questo scenario a breve avremo altri 9 milioni di euro per un parcheggio a cui si accede dal centro urbano invece che dalla statale. Un’opera necessaria e della quale si parla da vent’anni, di cui questa amministrazione potrebbe essere l’esecutrice e che, inspiegabilmente, ha perso la bretella tra febbraio e marzo di quest’anno, rischiando di lasciare la mobilità di Acireale in mutande.

Si è vero, il piano triennale delle opere pubbliche è il libro dei sogni, ma il piano triennale delle opere eseguite rischia di essere il libro degli incubi.

Fabio D’Agata