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Amministrare Acireale non è un hobby, né un passatempo da circolo da “dopolavoro”.

ACIREALE – Nella seduta del consiglio comunale di ieri (28/12/’21) il consigliere comunale Luciano Scalia ha chiesto al sindaco Stefano Alì chiarimenti intorno alle dimissioni dell’assessore La Rosa. Scalia ha lamentato l’assenza in aula dello stesso ex assessore nel momento in cui determinava ufficialmente le dimissioni. Alla richiesta del consigliere ha risposto il sindaco con delle affermazioni che, ad essere sobri, ci hanno stupito per la loro immensa quantità di qualunquismo e per la particolare interpretazione dei ruoli che con il suo intervento ha voluto portare a motivazione delle tante dimissioni.

Vediamo adesso di analizzare le parole del sindaco Alì in riferimento alle dimissioni di Daniele La Rosa che, ricordiamo, si sommano a quelle di Pirrone, Cavallaro e C. Grasso, della giunta di “alto profilo” che avrebbe dovuto governare la città.

Ha dichiarato il sindaco Alì: “Le dimissioni dell’assessore La Rosa nascono da una sua situazione familiare che si è venuta a creare e che gli impediva di poter procedere con serenità all’attività amministrativa”.  Fin qui nulla da dire, un’affermazione che entra nella sfera personale dell’ex membro della giunta e che certamente non può che essere presa senza ulteriori considerazioni.

Quello che invece ci lascia assai perplessi e in qualche misura anche indignati è in questo secondo passaggio del sindaco di Acireale. “La mia giunta, tutti noi, come abbiamo avuto modo di discutere anche un pò animatamente, non siamo professionisti della politica, quindi ognuno di noi ha altre attività, altre situazioni… non intendiamo dare un seguito a questa attività politica perché ognuno ha una propria vita al di fuori della politica e quindi diventa difficile il sacrificio che comporta l’essere amministratore di una città in un periodo così particolare”.  Il sindaco insiste su questo concetto tardo grillino che “non sono professionisti della politica” e sembra essere un mantra di cui vantarsi e usare per attaccare le precedenti amministrazioni e ripulirsi l’anima con il sacro gral del non professionismo. Come se rompendosi un tubo del lavandino invece di chiamare un idraulico decidiamo di dare la chiave inglese al primo che passa per strada. Ma al dato qualunquista del “non siamo professionisti della politica” segue qualcosa di ancora più grave pur nella sua estrema superficialità. “Ognuno di noi ha altre attività, altre situazioni…”. Come se un insegnante o un chirurgo dicesse ai suoi studenti o pazienti “facciamo quello che possiamo ma non vi aspettate molto perché nella vita abbiamo altro da fare”. Incredibile, eppure è stato detto ai microfoni dell’aula consiliare.  Il sindaco Alì conclude questo passaggio affermando: “non intendiamo dare un seguito a questa attività politica perché ognuno ha una propria vita al di fuori della politica e quindi diventa difficile il sacrificio che comporta l’essere amministratore di una città in un periodo così particolare”. Quindi amministrare Acireale è difficile, porta via tanto tempo e sindaco e giunta non intendono, finita questa strana parentesi politica, continuare a fare politica. Beh, la chiusura ci lascia qualche brandello di speranza nel venire a conoscenza che tra poco più di un anno nessuno di questi amministratori “postlavoristi” sarà ancora nell’agone politico ma è davvero sconcertante comprendere che amministrare Acireale, per voce del primo cittadino, è un sacrificio difficilmente sopportabile e quindi, di tanto in tanto, i membri della giunta staccano con la sofferenza e buttano sul tavolo le dimissioni.

Infine un altro passaggio delle parole del sindaco Alì che intendiamo analizzare. Eccolo: “Quindi da questo nasce la difficoltà spesso a proseguire con l’impegno che richiede… perché fare l’amministratore in questa città non è semplice e richiede un impegno continuativo e un impegno che toglie spazio alla propria vita professionale, lavorativa, familiare… è quindi questa la difficoltà fondamentale…”. Che amministrare una città non è semplice è un fatto ovvio ed è per questo che nella vita c’è chi decide di avere un ruolo attivo in politica e chi no. In ogni caso, ed è questo un fatto certissimo, i cittadini quando vanno alle urne per decidere chi mandare a governare la città vorrebbero avere ai posti di comando persone che abbiano il coraggio, la forza, la determinazione e le idee chiare su come dare sviluppo al territorio e come far progredire la comunità. Ed invece cosa devono ascoltare? “… Fare l’amministratore in questa città non è semplice e richiede un impegno continuativo e un impegno che toglie spazio alla propria vita professionale, lavorativa, familiare… è quindi questa la difficoltà fondamentale…”. Si è questa la difficoltà e se non ne siete capaci o se non riuscite a sopportarne il peso allora la cosa dignitosa da fare è ammettere le proprie debolezze, smontare le tende e tornare ai propri interessi. Acireale non è un luogo per soci del circolo del dopolavoro. Schiodare!

Il video dell’intervento del sindaco Stefano Alì

(mAd)

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