Beni confiscati alla mafia ad Acireale. Perché non sono ancora disponibili alla società civile e alle associazioni.

ACIREALE – Ieri (1 ott. ’21) si è tenuto un incontro promosso da diverse associazioni: I Siciliani giovani, l’ARCI, LIBERA, Carapaci. Le scarpe dell’antimafia dopo aver raggiunto i beni confiscati hanno raggiunto la sala Pinella Musumeci per il resoconto dell’iniziativa.

In sintesi. Alcuni beni confiscati alla mafia non possono essere acquisiti al patrimonio e poi consegnate alle associazioni che ne fanno richiesta perché risultatano essere in comproprietà, per gli altri l’iter non è ancora concluso. Ed allora la domanda sorge spontanea. Basta ai mafiosi intestare i loro beni in comproprietà per sfuggire alla confisca? Al momento e per come stanno le cose e dopo aver ascoltato le precisazioni del sindaco sembra proprio di si. Appare evidente che siamo di fronte ad una falla nella legge che regola la confisca dei beni ai mafiosi.

Dell’incontro riportiamo l’intervento del sindaco di Acireale Stefano Alì che ha chiarito le motivazioni per cui i beni confiscati nel territorio di acese non è ancora possibile acquisirli e destinarli alle associazioni che ne faranno richiesta.

Stefano Alì: “Ad Acireale il primo bene che è stato oggetto di tentativo di acquisizione è stato quello di via Mortara. In via Mortara la giunta precedente aveva fatto la delibera per l’ottenimento dall’Agenzia per i beni, c’è stato quindi l’ottenimento con la delibera di giunta che lo acquisiva al patrimonio però non erano stati fatti gli atti successivi che sono stati fatti dalla mia giunta e in più abbiamo eseguito la trascrizione. I beni quando vengono acquisti vanno trascritti al patrimonio. Nell’operazione di trascrizione ci siamo accorti di una situazione strana. Vi erano quattro “sub” che venivano ceduti tramite l’Agenzia e un quinto sub che invece restava di proprietà di un altro soggetto. Questo dato ci ha messo chiaramente in allarme. Dall’altra parte la signora in tutte le interviste alle televisione continuava a dire che il bene era suo, che l’Agenzia non lo aveva sequestrato e che non poteva farlo. Abbiamo fatto ulteriori indagini visto che al Catasto risultava come un bene confiscato alla mafia, ed abbiamo scoperto che vi era già stato un giudizio del Tribunale che dava la comproprietà, visto che i due erano sposati e in regime di separazione dei beni, e quindi metà del patrimonio era della signora. Poi c’è stata un’ulteriore sentenza del Tribunale di Catania che ha sancito questa divisione e quindi ci troviamo con questo bene che è per metà del congiunto del soggetto a cui è stato sequestrato il bene e metà del Comune. Su questo dato abbiamo fatto la marcia indietro perché non è di interesse del Comune avere un bene in comproprietà con altri soggetti perché diventa difficile trovare un associazione che potrebbe prendersi un bene a metà. Nella stessa situazione identica si trova la villa di Pozzillo. In questo caso né l’amministrazione precedente né noi abbiamo fatto la richiesta di averla perché anche in questo caso sul 50% del bene anche questa diventa complicata da gestire. Davanti a queste problematiche l’Agenzia dovrebbe predisporreun’azione nei casi in cui ci sia una comproprietà del bene e procedere ad un frazionamento oppure ad un acquisto dall’altra parte per chiudere la vicenda amministrativa e dopodiché può essere acquisita. Noi eravamo partiti per procedere allo sgombero di questo bene; noi siamo abituati a fare gli sgomberi per immobili occupati abusivamente come per esempio per gli alloggi popolari in questi casi è la Polizia locale che se ne occupa con il supporto della Polizia o dei Carabinieri, sui beni confiscati alla mafia è invece la Prefettura ad occuparsi di questa operazione, quindi noi anche su questo avevamo chiesto alla Prefettura di fare sgomberare il bene perché ancora credevamo di essere nel diritto di poter avere interamente il bene. A luglio di quest’anno abbiamo fatto una verifica di quali fossero tutti i beni sequestrati alla mafia nella disponibilità dell’Agenzia, nella loro piattaforma i beni sono divisi in duecategorie quelli concedibili e quelli sequestrati ma che non hanno iniziato l’iter. Sui beni che sono ancora in fase di concessione non ci sono indicazioni precise, c’è solamente un numero e così abbiamo scritto all’Agenzia per avere il dettaglio e le informazioni di quali erano questi ulteriori beni sequestrati alla mafia nella disponibilità ma ancora non concedibili. Ci hanno risposto dicendo che era un appartamento e due terreni e ci hanno dato gli identificativi catastali per andare a capire meglio quali erano i beni e abbiamo capito che sono beni che potrebbero essere di interesse dell’amministrazione e quindi abbiamo fatto richiesta all’Agenzia per avere questi beni. Beni che sono occupati ma il fatto che siano occupati è un’attività da mettere in campo da parte della Prefettura ed è un’attività risolvibile che non blocca l’iter. L’iter viene bloccato se domani scoprissimo che anche su questo bene non c’è la titolarità piena da parte dell’Agenzia ed è in comproprietà con qualcun altro. Questo consiglio comunale è stato il primo a decidere l’acquisizione al Patrimonio comunale dei beni realizzati abusivamente anche se in questo caso non ci sono soggetti mafiosi però è un’operazione verso la legalità che abbiamo fatto. Sui beni sequestrati alla mafia c’è la nostra intenzione di procedere, almeno su quello di via Porcellana e i due terreni di contrada Zaccanazzo, chiaramente abbiamo bisogno anche su questo che l’Agenzia desse certezze sulla titolarità del bene per poi procedere con il supporto della Prefettura per ottenere lo sgombero e poterlo occupare. Il passo successivo sarà poi quello di darlo in utilizzo alle associazioni che ne faranno richiesta perché l’immobile di via Porcellana potrebbe essere utilizzato per emergenza abitativa anche se questo non andrà a risolvere il problema grave dell’emergenza abitativa visto che ad Acireale ci sono circa mille richieste di alloggi popolari, invece potrebbe risolvere il problema della mancanza di spazi di aggregazione. Sui terreni si può pensare anche ad un utilizzo che possa dare un ritorno economico quindi anche dare un’immagine diversa di quella che è la lotta alla mafia. Siamo in attesa di avere una risposta alla nostra delibera ma è un percorso avviato ma non concluso”.

(mAd)