Bilancio partecipativo, un voto inutile?

ACIREALEPer il bilancio partecipativo 2020 l’Ente comunale ha stabilito un budget di spesa di 150mila euro. Sono stati ammessi diciasette progetti per un costo complessivo di quasi 170mila euro, i cittadini sono chiamati a votare uno dei progetti in due seggi rispettivamente allestiti in via degli Ulivi e via Lancaster; possibile votare fino all’11 settembre 2020.

Alcune brevi riflessioni intorno alla chiamata alle urne. Personalmente non credo nella bontà del voto popolare sempre e comunque, il presidente della Repubblica in Italia non viene eletto con suffragio universale ma per il voto (qualificato) della maggioranza parlamentare. Stesso ragionamento possiamo fare per altre modalità di scelta che sono delegati non al “popolo” ma ad una rappresentanza di esso o al mondo scientifico o ad altri settori professionali specializzati. E’ il nostro caso. Ed infatti nutro forti dubbi che quelli che si recheranno alle urne per dare la loro preferenza ad uno dei progetti possono essere tutti qualificati a scegliere bene e, nutro ancora più dubbi, se una parte notevole dei votanti abbia letto tutte le schede dei progetti al fine di poter compiere una scelta consapevole. E’ anche possibile (ed anche lecito) che chi ha presentato un progetto potrebbe chiedere (ripeto legittimamente) agli amici e ai parenti o agli iscritti qualora si tratti di un’associazione, di esprimere un voto di preferenza a sostegno del progetto presentato. Sono dell’idea che ai fini di una selezione seria e non lasciata al voto popolare e possibilmente di pochi, si doveva istituire una commissione terza composta da uomini e donne in grado di valutare i progetti con professionalità e competenza. Sono progetti di partecipazione e quindi la loro valutazione, a mio avviso, andava sottoposta in maniera più credibile sul piano della competenza accertata e dichiarata dai curriculum.

C’è anche un altro dubbio che mi gira tra i pensieri. Considerato il budget a disposizione di 150 mila euro e il costo di tutti i progetti è di 170mila euro ca. mi chiedo che motivo c’è di andare a votare il progetto? Non sarebbe più semplice ed anche evidente finanziare tutti i progetti ammessi e aumentare di poco il budget a disposizione, oppure finanziarli tutti operando dei tagli su qualche spesa ovvero rimodulando qualche progetto e, quindi, riducendone i costi?

Ho la sensazione che questa modalità che appare popolare e democratica sembra essere più populista e demagogica. Capisco l’impatto mediatico di una chiamata alle urne ai fini della partecipazione democratica che in questo caso agisce anche sul budget del bilancio partecipativo ma i conti non tornano perchè tutti i progetti ammessi potrebbero essere finanziati senza alcuna necessità di richiedere l’espressione popolare attraverso il voto.

Infine, sono convinto che mettere ai voti le necessità sociali non è mai una buona scelta. Chi può dire (qualora il budget sarebbe stato notevolmente inferiore al costo complessivo dei progetti ammessi) che qualche progetto valido non sarebbe potuto rimanere tagliato fuori proprio per mancanza di voti?

In questa lunga onda di populismo, ancora una volta, voglio affermare che non ci navigo bene e, sono convinto, che non tutto quello che viene espresso “dal basso” sia davvero la scelta migliore e la direzione da intraprendere.

P.S. Il Comune di Desio ha messo in prima votazione popolare diciasette progetti. Di questi diciasette solo dieci (i primi dieci più votati) saranno presi in esame dai tecnici comunali ai fini di realizzare il progetto esecutivo. Il comune di Desio chiama, poi, per la seconda volta alle urne i cittadini che con la loro preferenza decreteranno i quattro progetti che saranno realmente realizzati.

(mAd)