Covid-19. La cultura, il turismo e il lavoro

L’Italia è il Paese che detiene il 75% del patrimonio artistico culturale mondiale. Il sistema produttivo culturale e creativo nel nostro Paese genera un pil del 16,6%. Un settore che negli anni cresce del 20%. Il settore culturale è un comparto essenziale per l’economia ma anche per la qualità della vita ed è triste dover rinunciare a visitare i musei e i centinaia di siti culturali italiani. Purtroppo anche per il settore cultura in Italia è mancata una politica nazionale e “industriale” malgrado i numeri poderosi indispensabili per mantenere in vita il sistema Italia.

Le coste italiane si estendono per un complessivo di 7.456 chilometri e generano un valore del 13% del pil e impiegano 4 milioni e mezzo di lavoratori. Anche il settore turismo negli ultimi anni ha avuto una crescita costante ma non è mai stato considerato come settore industriale e non è stata mai pensata una politica nazionale per il comparto.

L’impatto della pandemia su questi settori è stato devastante. I settori turismo e cultura, si stima, subiranno un calo di oltre il 70%, un disastro economico colossale. In Italia è prevedibile una perdita nel turismo di 50 miliardi di euro di fatturato e numerosi lavoratori (camerieri, cuochi, barman, guide, bagnini) rischiano di trovarsi senza lavoro e di essere anche esclusi dal bonus di 600 euro perchè spesso le strutture ricettive lavorano tutto l’anno e tanti, malgrado svolgono lavoro stagionale, non sono inquadrabili come stagionali. Una beffa che speriamo il decreto di maggio possa evitare.

Il lavoro. Nel prossimo decreto di maggio “la ministra del Lavoro, Nunzia Catalfo, proporrà una misura con la quale, temporaneamente, i contratti collettivi aziendali e territoriali potranno prevedere una rimodulazione, quindi una riduzione, dell’orario di lavoro”. Una parte dell’orario di lavoro potrebbe essere convertita in ore per percorsi di formazione, il tutto dovrebbe avvenire senza riduzione del salario.

Possiamo adesso comprendere meglio, in questo periodo di crisi, che lo smantellamento della sanità pubblica, il taglio delle risorse per l’istruzione, l’assenza di una politica nazionale per il comparto turistico e la poca attenzione per il patrimonio artistico, sono stati gli errori più clamorosi di intere generazioni di politici. Possiamo adesso comprendere come la cultura, l’arte, l’istruzione, la salute e la qualità del lavoro non sono fattori degni solamente delle analisi di alcuni nostalgici ma necessità e modalità per la crescita sia della ricchezza che della bellezza e della conoscenza.

Abbiamo un Paese ricco di bellezze naturali, zeppo di arte e non si è mai riusciti a comprendere che di cultura e di bellezza si può vivere bene, si è preferito allevare e diffondere ignoranza e presunzione; quelle dinamiche che imperversano sui social e che sono il pane quotidiano di una classe politica rozza e cinica.

(red)