Dall’1 al 13 agosto ritorna VPM: incontriamo il direttore artistico David Romano.

Agosto ad Acireale è ormai sinonimo di VPM, ovvero Villa Pennisi in Musica, un festival musicale internazionale -“senza frontiere” appunto- caratterizzato non soltanto dalla musica classica e dalla consueta presenza di musicisti del calibro del Sestetto Stradivari, Beatrice Rana, i fratelli Romano o Massimo Spada, ma anche da una Summer School Internazionale nella quale vengono affrontati tutti gli aspetti relativi alla formazione dei professionisti che si esibiranno dal vivo. Dunque la sua peculiarità sta proprio nell’aver creato un evento “live” di musica classica all’aperto, in grado di coinvolgere tutti gli aspetti che lo compongono: dalla creazione della macchina scenica, all’illuminazione dei performer, nonché alla preparazione degli artisti che daranno vita alle performance. Nei giardini della villa, infatti, si tengono anche dei laboratori (workshop) di architettura con architetti in qualità di docenti, ma anche tecnici del suono, perché Arch LAB, questo il nome del laboratorio di formazione e sperimentazione, mira alla realizzazione di ReS (Resonant String shell), una sorta di conchiglia temporanea in legno per la musica e lo spettacolo all’aperto, autocostruito e illuminato. Ma VPM è anche Music LAB, ovvero un laboratorio di alto perfezionamento musicale dedicato ai giovani musicisti che, avendo scelto la musica come compagna di vita, sono alla ricerca di un Maestro che possa condividere i segreti della professione.

Come ogni anno, abbiamo voluto incontrare “virtualmente” il direttore artistico sin dal 2009 (ovvero l’anno della prima edizione) di VPM, il maestro David Romano, secondo violino all’Orchestra Sinfonica dell’Accademia Nazionale di Santa Cecilia, nonché membro fondatore del Sestetto Stradivari.

VM: Allora, caro Maestro Romano, come va? Come hai passato questo altro anno caratterizzato ancora, purtroppo, dal Covid e dalle fasi “colorate”, professionalmente parlando e non solo?

DR: Mi piace molto la tua definizione di “anno colorato”, anche se quei colori, non sono quelli che che ti cambiano la vita in meglio. Io sono solito dire che ci sono persone che hanno la capacità di cambiare il colore della tua giornata. Questi, invece, erano piuttosto colori che definivano come le nostre giornate potevano essere vissute e le nostre limitazioni. Posso dirti che forse questo secondo anno sia stato peggiore del primo, semplicemente perché la mia percezione è stata quella di una libertà vigilata: siamo stati spesso e volentieri liberi di fare qualcosa man non “tutto”. Appena di recente abbiamo dismesso il coprifuoco, io mi sono sentito quasi a disagio, poiché all’arrivo della mezzanotte, infatti, cominciavo a preoccuparmi e ci ho messo un po’ a pensare che non avevo più il problema del rientro a mezzanotte o giù di lì. Personalmente l’ho patito di più proprio per questo motivo e credo che la cosa che non dimenticherò facilmente sia stato il Natale passato in una dimensione che non è quella della famiglia allargata a cui noi siamo abituati per questa festività. Anche da un punto di vista della forza psichica, della forza interiore, dell’ energia, credo di averlo subìto parecchio. In un certo senso con Villa Pennisi e Acireale ritorno a quella che può essere una “specie” normalità, dico una specie perché continueremo ad avere quelle limitazioni, che non so per quanto tempo ancora ci accompagneranno, però nonostante tutto questo, tornare ad Acireale e occuparmi di VPM mi dà la sensazione di poter tornare ad una forma di vita in cui mi riconosco.

VM: L’1 agosto ritorna Villa Pennisi in Musica, per l’appunto: 13 intense giornate caratterizzate dalla musica e non solo e non soltanto a Villa Pennisi. Ci parli delle principali novità, se ve ne sono, e in generale degli eventi a cui potremo assistere?

DR: La principale novità di questa edizione è fondamentalmente la collaborazione con la scuola internazionale di musica che si chiama Avos Project, che è nata a Roma l’anno scorso -di cui io sono tra i fondatori- con cui si è deciso di mettere insieme le energie di tanti di noi, per offrire agli studenti che durante l’anno avevano con noi affrontato brani cameristici di enorme spessore, la possibilità di essere ascoltati dal pubblico di Acireale. Come al solito, infatti, i concerti all’esterno della Villa sono appannaggio di questi studenti, dove la parola “studenti” non deve far trarre in inganno i nostri spettatori, perché stiamo parlando comunque di professionisti, solo che sono più giovani. Ascolteremo dei capolavori incredibili, quali La Trota di Franz Schubert, così come il Quintetto di Sostakovic, ma anche un Trio d’Archi che suonerà nella chiesa di Santa Tecla, un trio d’archi particolare, perché è composto da due violini e una viola, dunque una formazione molto strana da un certo punto di vista. Mi piace sottolineare il fatto che il primo concerto sia stato affidato a Niccolò Musmeci, acese purosangue, che appuntò aprirà le danze. Sicuramente il clou come al solito, sarà in Villa, con i ritorni graditi di Beatrice Rana e Alessandro Carbonare, la storica presenza del Sestetto Stradivari, mentre una novità assoluta è rappresentata da Alessio Pianelli, talentuosissimo e giovane incredibile violoncellista siciliano che incontreremo durante la lunga cavalcata che ci porterà fino al 13 agosto. Anche qui, capolavori immortali, ma credo che a questo punto ti possa essere più d’aiuto il programma rispetto alle mia parole.

VM: Esattamente. Trovo particolarmente interessante che anche quest’anno abbiate scelto di fare una tappa presso un’altra frazione acese. Lo scorso anno, se non ricordo male (ma ricordo bene perché ero presente), vi fu una tappa presso la chiesetta di Santa Maria La Scala. Quest’anno invece la scelta è caduta presso un altro splendido borgo marinaro che è Santa Tecla. Ma tornando al festival, anche quest’anno si omaggerà Ezio Bosso, e mi pare di aver letto che si musicherà un’opera del drammaturgo irlandese Samuel Beckett. Mi anticipi qualcosa?

DR: L’omaggio a Ezio che per me rimarrà una costante, fintantoché sarò io ad organizzare la direzione di questo festival, è una cosa molto particolare. Ezio scrisse Music for the Lodger come colonna sonora di un film di Hitchcock, un film muto che si chiama, appunto, The Lodger (L’inquilino o Il Pensionante, del 1927, ndr.), nel segno di quella che era stata la sua idea, ovvero sonorizzare qualcosa senza parole. Grazie alla partecipazione di una compagnia teatrale che si chiama I Pesci di Napoli, abbiamo deciso di utilizzare la musica di Ezio come sonorizzazione di due atti senza parole di Samuel Beckett, quindi mantenendo il segno di Ezio, ovvero la sua musica a sostegno di qualcosa che non avesse parole, ma capovolgendo a questo punto l’operazione, riutilizzandola anche in questo caso, verso qualcosa che in passato non era mai stata sonorizzata, facendolo noi per la prima volta. Con noi ci sarà il nipote di Ezio, Tommaso, ad assistere a questa prima assoluta, essendo una produzione di Villa Pennisi con la compagnia I Pesci.

VM: Benissimo e noi non vediamo l’ora di poter assistere a questa prima. Senti, per concludere, che rapporto hai con Acireale, come la vedi e se dentro ti senti, anche un pilino, acese?

DG: Se mi sento acese? Vi racconto una cosa. Prima del Lockdown io giravo parecchio, come potete ben immaginare, perché il mio lavoro mi porta(va) a girare il mondo, fortunatamente. Non so quando, ma torneremo a questo. Ora io ho casa a Roma, ma come sapete la mia famiglia è napoletana, dunque le mie due case sono a Napoli e a Roma. Paradossalmente, ad Acireale io ho sempre passato, fino al 2019, il maggior numero consecutivo di giorni, ovvero, circa tre settimane di seguito. In questo senso, quella che ho frequentato “di seguito” più in assoluto. Acireale è per me una città meravigliosa, che ha un potenziale sconfinato, del quale mi preme dire, Villa Pennisi negli ultimi anni è riuscita ad assumere una forma di rilievo non soltanto a carattere locale, ma anche e soprattutto -proprio per l’unicità della manifestazione- a portare il nome di Acireale ben oltre i suoi confini. In tal senso, credo di potermi sentire acese, e direi ben più che “un pilino”.

VM: E noi non possiamo che esserne orgogliosi. Allora, caro maestro, ci vediamo tra qualche giorno e ricordiamo che per assistere alle serate di VPM bisogna prenotarsi, anche se molte serate risultano già esaurite in termini di posti. Tuttavia, conviene comunque, prenotarsi, perché sono state già attivate le liste d’attesa. Sul seguente sito (http://www.vpmusica.com) troverete le informazioni in dettaglio e le modalità di prenotazione.

Non vi resta che prenotare e … buon ascolto!

(Valeria Musmeci)