Governare senza il consenso popolare

ACIREALE – E’ assai evidente che il consenso popolare non sta dalla parte dell’amministrazione Alì. E’ anche palese come le porte sbattute dall’ex vicesindaco Pirrone, le dimissioni del cda della fondazione del carnevale e le divisioni all’interno del gruppo M5S sono solo la punta dell’iceberg di un’amministrazione che ha deluso tutti.

Alì è stato votato al primo turno dagli attivisti e simpatizzanti del M5S, insieme ad un gruppo di area progressista che ha creduto maldestramente nel cambiamento e da una pletora di “cambiacasacca” occulti e nascoste tra le fila di liste che appoggiavano altri candidati sindaci. Nel turno successivo a questa folla eterogenea di sostenitori si sono aggiunti i voti del candidato sindaco Nino Nicotra e i consensi di buona parte del gruppo che sosteneva prima l’amministrazione Barbagallo e, alle elezioni, il candidato sindaco Rito Greco. Insomma un bel minestrone “taglia Di Re” che si è concretizzato nella speranza di vedere soccombere il candidato del centrodestra a guida Catanoso per sostenere Alì e massacrarlo durante la consiliatura. Due piccioni con una fava. Ma la patetica strategia politica che ha, di fatto, eletto Alì non ha tenuto conto di una legge elettorale a dir poco ridicola che ha portato al consiglio comunale una maggioranza consiliare che di consensi ne aveva ottenuto davvero pochi.  Di fatto abbiamo visto aspiranti consiglieri comunali con un consenso di oltre quattrocento voti cedere il passo a tanti che avevano appena superato quota cento. Una legge ridicola, una maggioranza che si è composta grazie ad una serie di manovre politiche che oggi lasciano sgomenti. Così è andata.

Dopo un anno e tre mesi di amministrazione similpentastellata ci ritroviamo con una giunta composta in maniera così eterogenea che a guardarla da vicino viene il mal di mare, una maggioranza consiliare che si vanta e si autocelebra per il cambio di una lampadina e una minoranza consiliare spaccata, inconcludente, confusa e per nulla coesa.  

Sul piano nazionale tanti hanno gridato allo scandalo per la formazione del governo M5S – PD affermando che una maggioranza come quella del Conte bis non era etica perché figlia di accordi di Palazzo e non di condivisioni di argomenti politici, altri hanno sostenuto che la maggioranza parlamentare M5S – PD non ha il consenso popolare (sulla base di alcuni sondaggi che danno vincente il centrodestra del capitano), oggi in ambito locale non possiamo che chiederci se la giunta Alì gode di consenso popolare e se è possibile chiamarla amministrazione pentastellata o se è più aderente definirla postneodemocristiana?

Di fatto Alì ha scontentato i “grillini” duri e puri con gli aumenti degli emolumenti, ha deriso chi lo aveva sostenuto nella speranza di vedere una migliore mobilità urbana con l’apertura di piazza Duomo al traffico veicolare privato e con un’insignificante e caotica zona 30, non avrà più l’appoggio elettorale dei “pentiti” del primo turno che lo hanno sostenuto (come detto prima) per ragione di mera strategia politica. Ed allora cosa rimane ad Alì e compagnia? Ben poco se non qualche altro anno a tirare a campare costellato da atti e determinazioni che nessuno comprende e che lasciano scontenti e delusi.

Ai tempi della prima repubblica sarebbe stato sfiduciato in aula e al suo posto avremmo avuto un altro sindaco eletto in aula consiliare, oggi tutto ciò non è possibile ed allora per il cambiamento bisogna ancora aspettare chissà quanto.

(mAd) #fancity