Il bilancio partecipativo 2019 e i servizi alla persona: dal welfare generativo a quello sincopato.

Il 31 agosto del 2018, gli enti e i singoli cittadini interessati a presentare le loro idee sul Bilancio Partecipativo per il 2019, le hanno indirizzate all’Amministrazione per l’esame di merito al fine di essere ammesse o meno a finanziamento.

Il prossimo 31 dicembre questi progetti devono completare le loro azioni sul territorio ed entro il prossimo 28 febbraio 2020 gli enti affidatari o vincitori di gara devono concludere la rendicontazione degli stessi per poter essere liquidati nelle somme spettanti.

Vincitori di gara? Si. vincitori di gara. Perché nel nostro comune se i progetti afferiscono ad un assessorato o ad un altro non è indifferente: si può andare a gara per progetti prodotti da associazioni o da cittadini acesi (e può verificarsi che la gara venga legittimamente vinta da enti che non sono del nostro Comune), oppure si può ottenere l’affidamento diretto del progetto.

Intanto rileviamo che non c’è stato nessun cambiamento in meglio nella gestione del Bilancio partecipativo. Si arrivava col fiatone prima, e ci si arriva anche oggi. Chi criticava prima, non è stato in grado di modificare un bel nulla. Siamo alle solite Calimero! 

Ad Ottobre, ancora bisogna fare gli affidamenti agli Enti o le gare d’appalto. A proposito, siamo così certi che, specie per quanto attiene ai servizi alla persona, indire una gara sia la strada più giusta?

Già siamo in ritardo e progetti pensati per essere realizzati in diversi mesi devono essere compressi e rimodulati; se poi li mandiamo a gara, probabilmente avranno un mese al massimo per essere realizzati. Dicembre: che si riduce ad una manciata di giorni. Non solo ma la gara, quando si parla di bilancio partecipativo comunale, svuota di significato l’azione delle molteplici realtà che si sono attivate per produrre idee e svaluta chi ha saputo crescere in autonomia nel nostro Comune facendo valere le proprie professionalità.

Questo la dice lunga sulla politica sociale comunale per nulla innovativa e lontana anni luce dall’essere generativa. 

Gli Enti (associazioni, cooperative, ecc.) che si occupano di servizi alla persona, ad Acireale non solo vengono coinvolti poco e male nella gestione del Welfare cittadino, limitandosi quasi esclusivamente alla partecipazione ai tavoli previsti dalla legge 328 (che contribuiranno alla costruzione del Piano di Zona che riguarda tutti i Comuni del nostro distretto), ma ancora aspettano che si realizzi quella “assegnazione gratuita di locali comunali non utilizzati” sbandierata in campagna elettorale e parte integrante del Programma di mandato della nostra Amministrazione.

Una politica di welfare in cui le associazioni non sono considerate come linfa vitale del nostro territorio. Ma semmai realtà da chiamare a raccolta a supporto di improbabili progettazioni, per aiutare a salvarsi dagli impicci, oppure per riunioni che non modificano in nulla l’assetto attuale del welfare cittadino. 

Enti purtroppo spesso divisi fra di loro e con difficoltà nel far quadrare i bilanci: il che li rende molto più deboli nella capacità di ridefinire i rapporti con l’amministrazione comunale nella direzione di una vera sussidiarietà orizzontale.

Enti ai cui vertici si trovano in qualche caso anche persone che fanno politica. Non c’è nulla di male, anzi. Tutto legittimo. Ma che hanno mancato finora l’occasione di dare il loro apporto nella direzione di una politica sociale cittadina più aperta alle innovazioni ed adeguata ai bisogni del territorio. Fermi sull’asse del sostegno all’amministrazione, non abbiamo visto nessun loro contributo critico all’evidente stato delle cose. Se lo risparmiano per quando torneranno all’opposizione? Che ne è, ad esempio, del PON inclusione? Nessuno sa niente?

E’ sempre più urgente cambiare rotta. Imboccare una nuova strada e promuovere la cultura della corresponsabilità e la centralità dei legami sociali a fondamento di un nuovo progetto di welfare cittadino, più efficace, più sostenibile, più generativo. Il Bilancio Partecipativo, poteva essere una buona occasione per contribuire attivamente a ciò, influenzando una decisione molto rilevante come quella riguardante la spesa pubblica del proprio Comune. Forse l’abbiamo persa. Forse non ci è stata data.

“Ma quanti si indignano ancora in questa città allo sbando?” (citazione del nostro Sindaco Stefano Alì – post su Fancity del 11 maggio 2017 sulla presenza delle auto alla villa Belvedere).

(Nello Pomona)