I beni confiscati, quelli inutilizzati e le iniziative di solidarietà.

La questione dei beni confiscati alle mafie, è strettamente legata al riscatto di un territorio. Al bisogno di dare il buon esempio e di mettere le associazioni che vi operano nella condizione di farlo ancora meglio, con modalità concordate e con obiettivi – anche imprenditoriali, magari! – che potrebbero essere tranquillamente valutati di volta in volta.

A Casal di Principe, comune tristemente noto per le vicende legate ai clan dei casalesi, in uno dei beni confiscati e restituiti alla collettività, opera oggi una associazione di famiglie con persone autistiche. Da bene confiscato a bene comune il passaggio è stato breve.

Per non andare lontano, a Misterbianco, gli Orti del Mediterraneo sono una realtà importante per ragazzi adulti con autismo: in questo link http://www.vita.it/it/story/2020/11/18/a-misterbianco-nellorto-che-guarisce-con-i-ragazzi-asperger/371/?s=09&fbclid=IwAR0w39i-YfyoibTbBEO2gKE4YQWHMXr8s8Ic6hqpMtaZbGgVtPnYEaas6ps le attività realizzate, tra le quali segnaliamo che partiranno a breve i primi tirocini formativi seguiti da contratti in agricoltura per i giovani altofunzionanti.

Altrove sono attivi tanti e diversificati progetti che insistono su beni confiscati alle mafie, ed anche se la normativa può essere molto farraginosa (ricordo, ultimo in ordine di tempo, un bell’articolo di Milena Gabanelli sul Corriere della Sera dal titolo “L’odissea dei beni confiscati”), tanti amministratori si sono occupati della possibilità di riutilizzo degli stessi per far crescere la cultura della legalità nel proprio territorio. La stessa che invochiamo quotidianamente quando vengono vandalizzate le sedi degli scout, piuttosto che i para-pedoni o la barra dei cappuccini, ecc.

Assegnare un bene confiscato, ma anche un bene non utilizzato, ad enti del territorio significa ridare speranza. Significa costruire a partire dai bisogni. Da quei bisogni di cui si spera vi sia consapevolezza e che si assumono come rilevanti e pertanto meritevoli delle giuste attenzioni.

Nei giorni scorsi facebook mi ha ricordato, che quattro anni fa, al palaVolcan di Acireale, c’è stato un grande fermento per preparare le opportune azioni di sensibilizzazione sui temi dell’inclusione, della solidarietà. Presenti quasi tutti. Le associazioni, i singoli stakeholder, chiunque volesse partecipare.

Fu un tempo di speranze e di grandi aspettative. Tra i partecipanti-organizzatori di allora, troviamo persone che hanno oggi responsabilità amministrative. La domanda è: cosa ne rimane di quelle speranze?

Nello Pomona