Il Piano di Utilizzo del Demanio Marittimo Approda in Giunta.

Con la recente delibera di Giunta del 28 febbraio scorso è stato approvato il PUDM di Acireale .

Il piano di utilizzo delle aree demaniali marittime, in seguito denominato P.U.D.M., è il documento di pianificazione che individua le modalità di utilizzo del litorale marino e ne disciplina gli usi sia per finalità pubbliche, sia per iniziative connesse ad attività di tipo privatistico regolamentate mediante rilascio di concessioni demaniali marittime in conformità alle vigenti disposizioni in materia di pubblico demanio .

In pratica il PUDM è il piano regolatore delle spiagge e dei tratti costieri dei comuni, consente quindi ai comuni di scegliere l’orientamento e l’utilizzo delle proprie coste ed ha quindi importanti ricadute economiche sullo sviluppo del territorio, sulla salute pubblica e sulla salvaguardia dell’ambiente.

Il piano che rappresenta un passo importante verso la gestione del territorio costiero che con legge regionale n° 3 del 17 marzo 2016, sposta parte delle competenze sulle aree demaniali costiere dallo Stato (Capitanerie di Porto) alla Regione e successivamente ai comuni.

Il piano è stato redatto dall’Architetto Nicoletta Nicolosi per incarico conferito dalla precedente amministrazione con determina sindacale n° 303 del 27/12/2016 e dopo un iter complesso per il sopraggiungere di numerose ordinanze restrittive, è stato approvato dalla Giunta, è solo il primo passo verso un lungo iter approvativo che passa dall’ufficio del Demanio, alla procedura Via-Vas per approdare in Consiglio Comunale per l’ultima adozione esecutiva.

Sul contenuto del piano, non essendo ancora pubblico non entreremo nel dettaglio, ma da un esame degli elementi peculiari, il piano suddivide le aree demaniali in lotti concessionabili che ricalcano abbastanza fedelmente lo stato di fatto attuale senza sostanziali variazioni. Le aree portuali delle frazioni a mare sono escluse dalle competenze di piano e restano in mano alla Regione che deciderà se rilasciare le concessioni che hanno trasformato aree di pregio, come lo scalo Pennisi di Santa Tecla, in “porticcioli della domenica “, pregiudicando lo sviluppo turistico dei territori.

Probabilmente 5 porti da diporto mal gestiti e privi di infrastrutture sono un pò troppi per una città come Acireale, e sarebbe auspicabile averne almeno uno di livello europeo piuttosto che vincolare 5 golfi per un’attività prevalentemente stagionale e limitata a pochissime imbarcazioni.

Il piano descrive i numerosi vincoli presenti sul territorio acese, non ultimo quello determinato dal piano paesaggistico entrato in vigore nel 2018, che inquadra parte del territorio “nell’area metropolitana delle terre di Aci”, per le concessioni presenti in queste aree il piano sembra “rinviare” tutto alla politica, affidando all’istituto della conferenza dei servizi la regolamentazione di tali concessioni .

Importante la previsione di piano di applicare la prescrizione di lasciare il 50% del territorio concedibile ad uso pubblico, interpretata distribuendo tale percentuale minima all’interno di ogni frazione invece che concentrarla in una sola parte del territorio acese.

Quello che invece manca nel piano, non certo per responsabilità dell’Architetto Nicolosi, è la progettazione concordata, ovvero non sembra sia mai stata attivata alcuna interlocuzione tra i Cittadini e la pubblica amministrazione nella redazione del piano .

A differenza di altre forme di pianificazione attivate dalla precedente amministrazione e finalizzate dall’attuale, in cui è stato intrapreso un confronto con i cittadini , come per l’Urban Center per la revisione di PRG e la giuria degli stakeholder nel PGTU, qui sembra mancata la condivisione con chi poi si troverà ad utilizzare e vivere il piano, ovvero i Cittadini.

Nessun confronto di primo livello pare sia stato mai attivato ad eccezione delle riunioni di Commissione e per un’amministrazione che fa della Democrazia partecipata il proprio cavallo di battaglia mi sembra un grave errore.

Tra un anno circa, il Consiglio Comunale si troverà ad approvare un piano di cui solo pochi addetti ai lavori conoscono i dettagli e che impatterà profondamente sull’economia del territorio e sugli usi e abitudini di ciascuno di noi.

Sarebbe stato utile capire se la cittadinanza acese volesse continuare ad avere delle piccole passerelle private per scendere al mare, come avvenuto negli ultimi trent’anni, piuttosto che delle aree di waterfront di livello europeo con attività di ristorazione e svago adeguate ad una città di 53.000 abitanti. Probabilmente distribuire in tutte le frazioni a mare la stessa dose di sviluppo calmierato non porterà risultati nel breve periodo, mentre concentrare su alcune di esse, ad esempio Capomulini, un modello avanzato di sviluppo turistico legato alla nautica da diporto ed all’offerta di attività commerciali mature, che hanno determinato la svolta di interi territori, come il porto di Marina di Ragusa, potrebbe fare la differenza.

Per altre frazioni invece, sarebbe stato auspicabile un modello più ecosostenibile di turismo verde a forte vocazione naturalistica, come per Santa Maria La scala e Pozzillo.

L’ottimo lavoro dell’Architetto Nicolosi, a mio avviso, manca di visione strategica che solo la Politica può imprimere in un percorso di rispetto e conoscenza del territorio che non può non tenere in considerazione il punto di vista dei fruitori ultimi di un’opera di pianificazione, i Cittadini.

Fabio D’Agata