La cultura ai tempi del coronavirus: incontriamo il maestro “Alosha”, alias Giuseppe Marino

In questi giorni di Lockdown ci siamo interrogati su come il mondo della cultura, dell’arte e dello spettacolo stia vivendo questo momento di stop collettivo. Impossibilitati dal prendere parte ad eventi culturali che sicuramente avremmo potuto gradire, con l’arrivo della primavera, noi di Fancity ci siamo interrogati su come molti acesi e non, che vivono attraverso la cultura e, molto più in generale, nel mondo delle arti e dello spettacolo, stiano vivendo questi giorni di esilio forzato.

Incontriamo Giuseppe Marino, in arte “Alosha” ballerino, coreografo e insegnante, al quale chiediamo come sta vivendo questi giorni un po’ particolare, certamente nuovi per chiunque ne abbia memoria.
R. Salve e grazie per l’intervista.
I giorni che sto vivendo sono in realtà una sorpresa, perché non credevo di essere all’altezza di poter dedicare tutto questo tempo a me stesso e alla mia famiglia, se non fosse per la l’obbligo legato all’emergenza e per la mancanza di entrate finanziare, lo considero un vero e proprio dono per chi come me la casa è l’auto o l’aereo. Quindi vivo con stupore e meraviglia.

2) Qual è, se mai ve ne è, un lato positivo di questo terribile momento di pandemia?

R: Il lato positivo naturalmente è legato agli affetti, ho una figlia adolescente che merita molte attenzioni che spesso è coinvolta nel mio lavoro abituale, ma a casa insieme a mia moglie è un’altra cosa, è una dimensione diversa per tutti ed è molto piacevole.
Naturalmente avere degli spazi per leggere e pensare per una artista è strettamente legato alla parola “laboratorio”. Un laboratorio di idee, di valutazioni e di tanti slanci emotivi che mi permettono di programmare i prossimi spettacoli. Soprattutto i miei spettacoli sono legati alla memoria. Quindi essendo amante della lettura mi ritrovo a leggere e rileggere autori importanti per il mio, oramai, lavoro da Danzastorie.
Altro aspetto positivo, avendo la fortuna di avere uno spazio per allenarmi, mantengo in forma il mio strumento da lavoro che è il corpo, cercando di mantenere orari e alimentazione regolare.

3) Come i social e in generale in le ICT o TIC (i nuovi mezzi di comunicazione tecnologica) stanno, a tuo avviso, aiutando il mondo della cultura, delle arti e dello spettacolo?
R. SÌ, lo dico con molta certezza. I social utilizzati in questo periodo sono un toccasana per l’informazione di tutte le arti. Sono una forza incredibile! Parecchi miei colleghi di tutto il mondo aggiornano continuamente attraverso i loro lavori come viene realizzata un opera, le tecniche, i sacrifici e le aspirazioni. Considerando tutta la positività che infondono è un ottimo bilanciamento all’emergenza, e non solo quello. Ma riescono a far comprendere che esiste un “mondo possibile”. Il “mondo possibile” è dato dall’arte, la ricerca del bello. E credimi c’è un gran voglia di fare un mondo bello. Soprattutto i giovani a cui dobbiamo credere fino in fondo, anzi il compito di noi artisti è quello di creare “alleanze generazionali”. Il mondo dei social e i giovani con questa emergenza si sono riscattati, ed è giusto dargli merito senza ma e senza se.
Infatti io stesso uso Facebook o Instagram per fare delle dirette e parlare dei miei spettacoli, invitando anche poeti, danzatori, scrittori……creando così un vero salotto culturale.

4) Quali progetti avevi in cantiere per questa primavera, prima dello stop?
R: I progetti erano la continuazione del tour del mio spettacolo di punta, IL DANZASTORIE DI SICILIA, a Palermo e a Bologna con la mia danzatrice Giovanna Finocchiaro. Vi era anche in programma lo spettacolo per le scuole LA LEGGENDA DI COLAPESCE E I MIGRANTI DAL MARE, uno spettacolo bellissimo con riferimento ai migranti attraverso la leggenda siciliana con in scena mio figlio acquisito Moussa Kouyate, uno splendido ragazzo dalla Costa d’Avorio, e per la Settimana Santa lo spettacolo per le chiese chiamato CRUCI, uno spettacolo sui Cunti Religiosi Siciliani, per questo spettacolo ho fatto ricerca per quasi un anno per i cunti e le musiche, speriamo di poterlo fare il prossimo anno.

5) Qual è la prima cosa che farai, appesa passata si potrà tornare alla vita di tutti i giorni?
R: Abbracciare tutti.
Mi manca tantissimo questo gesto compensatorio all’epoca che viviamo estremamente individualista.
Purtroppo prevedo che non sarà semplice ripartire, a mio avviso non ci saranno vie di mezzo, o si parte con la consapevolezza di amare la vita e quindi si deve investire prima di tutto a livello culturale sui teatri, i concerti ecc…. cercando di canalizzare tutta la voglia di fare che è stata repressa in questo periodo come un grande investimento per il benessere psicofisico della persona, oppure andremo appresso a dei numeri che non daranno mai certezza di vivere, e lì sicuramente dovrò cambiare mestiere, come mettersi una divisa e ambientarsi nell’atmosfera di 1984 di G.Orwell.

Grazie di cuore per il tempo prezioso che ci hai voluto dedicare, con la speranza di poterci abbracciare tutti davvero e la augurio di poter al più presto vederti ballare, e non in un video.

(Valeria Musmeci)