Palermo-Acireale, minuto 84:25. E’ storia!

Palermo-Acireale, minuto 84:25.

E’ esattamente l’attimo che precede la gloria, quell’istante che separa l’essere qualcosa dal diventare qualcuno. E’ una frazione di secondo che di cose ne racchiude molte. Tante, troppe. Racchiude l’urlo di 800 tifosi al seguito che sta per esplodere, la gioia infinita della panchina che entrerà in campo, l’estasi da casa di chi la sta guardando dal divano. Come fosse una staffetta, con il cuore in gola e la paura di una possibile beffa che stanno per lasciare posto alla consapevolezza di aver scritto la storia. Un fermo immagine, con portiere e difensori già rassegnati, forse i primi a comprendere cosa accadrà.

Quell’attimo che forse, più di ogni altro istante, immagazzina dentro di sè 13 anni pieni di sofferenze, illusioni, pianti, fallimenti, cadute, sogni. C’è tutto. C’è un passaggio di consegne che va ben oltre la possibile immaginazione. Dal “derby” del settembre 2006 contro l’Aci S.Antonio in Promozione al Derby del dicembre 2019 al ‘Renzo Barbera’ di Palermo. Tredici lunghi anni che passano davanti, come una slot-machine di ricordi che oltrepassano il confine. Ci sono sacrifici enormi, col sudore nella fronte di una società. Duecentomila euro da pagare, un futuro in bilico ed una città intera che si muove per la maglia in estate. C’è un campionato, con vittorie, sconfitte, pareggi e tutto ciò che il calcio può regalare. Poi arriva quel maledetto 8 dicembre 2019, quella data studiata, ricercata e segnata di rosso sul calendario già da agosto. E’ il giorno di Palermo-Acireale, finalmente si parte. Si fa l’alba, è tutto pronto per partire: che il viaggio della speranza abbia inizio. I cori in pullamn per scaldare la voce, con l’adrenalina che sale ad ogni km percorso, ripensando magari a tutte quelle volte che qualcuno ti ha detto “ma dove vai che torni piangendo…”. Ma piangere è solo per veri uomini e mica una vergogna. Specie se poi quel pianto sarà di gioia e non di dolore…

Si arriva così alla ‘Favorita’, nel tempio degli Dei Dybala, Pastore, Toni, Barzagli e chi più, più ne ha ne metta. E chi se ne frega se si tratti di serie D. Il calcio non ha categorie, solo cuore e passione, voglia e amore. Sono le 14:32, è tutto pronto: si parte. La personalità c’è, l’approccio pure, la cattiveria giusta anche. Insomma, l’Acireale è scesa in campo. O meglio, Acireale è scesa in campo. Ha messo le scarpette chiodate ed una maglia granata indosso ed è tutta lì, sul rettangolo verde vogliosa di regalarsi quell’attimo di eterno che aspettava da ben 13 lunghi anni. E’ lì, vogliosa e rabbiosa, con gli occhi infuocati e la fame di chi ha visto il destino togliergli tutto in quel lontano 2006. Una città intera rappresentata in campo da undici gladiatori, scesi nell’arena per combattere con le unghie e con i denti per cambiare le sorti di un destino forse già segnato, ma che nessuno sa che finale avrà. Al 33′ Cannino va via sulla destra, è bravo e lucido a metterla dietro per De Felice che col destro fa secco Pelagotti. E’ 0-1, ma manca un’eternità, troppo presto per illudersi. E allora si va avanti, con convinzione e determinazione sempre più crescenti col passare dei minuti, con la paura e pressione tutta dalla parte rosanero. Quell’orologio, però, sembra quasi aver smesso di girare ed i minuti sembrano ore. Ma poi si arriva al 51′. Cannino è una furia su quella fascia e mette il centesimo, forse il millesimo cross della sua partita. Al centro non la prende nessuno, perchè il destino spesso è beffardo, ma a volte regala congiunzioni astrali difficili anche solo da immaginare. Sul secondo palo c’è Peppe Savanarola, acese e capitano vero, di quelli col granata che scorre nelle vene. E’ lui a metterla dentro. Per la seconda volta. Sembra davvero l’apoteosi, ma no. Quella deve ancora arrivare. E’ presto. Molto presto. E così, quando con le dita sembri ad un passo dal cielo, BAM. Eccolo là. Uno schiaffone tipico della storia recente. E’ Kraja a far crollare quel castello di sabbia costruito granello dopo granello. Come un’onda che travolge tutto: sogni, illusioni, convinzione e determinazione. Come l’ennesima illusione degli ultimi 13 anni, quando tutto sembrava cambiato, col vento che per una volta sembrava essere a favore e che improvvisamente cambia rotta e fa crollare tutto. Ma non oggi. Oggi no. Oggi è l’ora di riprendersi tutto. E’ l’ora di riprendere ciò che il destino aveva portato via.

Alla fine andrà come andrà. A 5′ dalla fine arriva un lancio dalle retrovie per Adam Ouattara, arrivato nemmeno due giorni prima. Protegge palla, riesce a girarsi e ha davanti a sè 50 metri di prato verde da percorrere. Saranno i 50 metri più lunghi del mondo, i più duri, i più faticosi. Ma saranno i 50 metri più belli della storia recente perchè è tutto scolpito lì. Novantotto estenuanti minuti di sanguinosa battaglia che per sempre rimarranno racchiusi in un solo istante: nel minuto 84:25 di Palermo-Acireale, quell’attimo di eterno che non c’è. Qualunque giocatore tirerebbe di prima, ma non Rizzo. Rizzo, con lucidità da fuoriclasse, stoppa, ne siede due e deposita in rete tutto il male dei precedenti 13 anni granata. La storia è scritta, non resta che raccontarla.

FOTO: immagini eleven sports

Giorgio Cavallaro