La zona 30?

ACIREALE – Quando si istituisce una zona 30 non si può prescindere da alcuni fattori che la configurano come tale, requisiti che non appartengono al regno del possibile ma, al contrario, sono atti finalizzati a rendere il provvedimento efficace.

Quando nelle zone dove si vuole mettere in atto il progetto “zona 30” esistono degli incroci con altre strade o dei semafori allora si rende necessario sostituire il semaforo con rotatorie semisormontabili è possibile la sosta breve non superiore ai cinque minuti (ad esempio se in presenza di Istituti scolastici), indispensabile la produzione di un percorso ciclabile dalla larghezza tra i 2 mt. e i 2.40 mt. inserito in un unico itinerario pedonale e ciclabile. Tali percorsi rendono più accessibile e sicuro il tratto interessato dalla zona 30 tanto da permettere una spontanea prevalenza di pedoni, ciclisti e walking bus.  Ricordiamo che le rotatorie a sostituzione dei semafori oppure poste agli incroci con altre strade hanno il compito specifico di evitare gli stop and go e con essi l’emissione di maggiore gas di scarico.

E’ altresì necessario ricordare che nelle zone 30 il traffico delle automobili è più lento e regolare ovvero in quasi totale assenza di colpi di gas, ed è questo il dato che riduce sia il consumo di carburante che le emissioni nocive per l’ambiente e per la salute. Ed ancora, è stato stimato che nell’arco di tre anni nelle strade dove è istituita la zona 30 si riduce anche il passaggio delle automobili a favore di un maggiore incremento di pedoni e ciclisti. Va anche detto che nelle zone 30 (le prime vennero istituite già nel 1979) si ottengono anche risultati in materia di sicurezza stradale con una riduzione significativa degli incidenti.

In sinesi. La “zona 30” è essenzialmente composta da “rotonde urbane, molto piccole, che servono a far rallentare le macchine e a rendere più sicuri gli attraversamenti pedonali”. Serve a far andare con andatura costante gli autoveicoli nelle strade urbane e a ridurre gli incidenti. E’ previsto nelle zone 30 che gli incroci siano portati al livello del marciapiede, passaggi pedonale rialzati al livello del marciapiede e, quasi sempre, un percorso a zig-zag per far rallentare le macchine e, dove è necessario, restringimenti della carreggiata. Il grande obiettivo della zona 30 è infatti “l‟integrazione fra sicurezza stradale e qualità dello spazio pubblico.”

Non è certo il caso di corso Umberto, corso Savoia dove normalmente si percorre ad una velocità assai inferiore ai 30 km/h., dove insistono incroci con altre strade e dove non è stata prevista alcuna corsia specifica né per i pedone e neanche per i ciclisti. A questo punto ci si chiede quale reale utilità svolge la zona 30 istituita in centro urbano nella nostra città? Informarsi sui requisiti delle zone 30 in Italia e in Europa ci fa comprendere meglio che quella autoctona nulla ha a che vedere con i progetti messi in atto in altre città.

(mAd)