LETTERA APERTA ALL’ASSESSORE GIOVANNI RACITI

Caro Giovanni, il Cognome che porti, a me oltremodo caro, e la tua sempre benevola e rispettosa amicizia riservatami, mi impongono a rispondere al tuo commento, che vedo accoratamente generoso nella sua parte, sul mio forte e sincero pubblico apprezzamento per l’attività di Palmina Fraschilla per ribadire che a mio giudizio proprio quel che tu esalti non è assolutamente apparso né si è manifestato in relazioni, atti, rispetto per le tante opposizioni dentro e fuori il Palazzo, in una sorta di caduta verticale di quelle caratteristiche di indipendenza e capacità personali che come me, avevano indotto molti a votare questo Sindaco.  Invece, sin dal primissimo atto di sottomissione alla logica elitaria del potere partitico regionale, col quale si è guadagnato lo stigma di inaffidabilità rispetto a quelli che lo avevano sostenuto per ben altre ragioni speranzose, è via via scivolato verso atteggiamenti autoreferenziali, rivestititi di “bonaria” apparenza formale, ma profondamente superbi nella loro elitaria sufficienza.

Caro Amico, tu giustamente, come si conviene ad un buon neofita invochi e ribadisci anche quella amicizia, che in molta parte ci è stata comune, ma che egli ha velocemente offuscato e talvolta anche oltraggiato. Ti auguro vivamente di non restarne vittima anche tu. Il Sindaco, dopo una serie infinita di clamorosi errori e scivoloni verbali e comportamentali continua bellamente a perseguire quel suo orgoglio superbo di dimostrare che lui, qualsiasi prezzo politico abbia a sostenere che stoltamente ritiene di saper ben camuffare, è e resterà Sindaco, che non la “darà vinta” mai, con tono sfacciato di sfida a chi si oppone. Non rispetta il dissenso, non rispetta la libera Informazione, non impara dai suoi errori e neanche dalle più amichevoli contestazioni, non dice mai la verità agli Acesi e sbeffeggia il Consiglio Comunale (che da parte sua…). Invece c’è chi assai dignitosamente e con umile tenacia, si presenta alla città senza “riserve” mentali o secondi fini e tu dovresti conoscere data molto tempo la mia – indegnamente condotta – indipendenza intellettuale e morale che imparai bene nel contrastare e lottare fino all’ultimo quel satrapismo partico di cui condividevo spessissimo l’amarezza e l’indignazione con la meravigliosa Figura di tuo Padre. Ci si attendeva molto da questa sindacatura ma sin dal primo atto pubblico all’indomani della elezione ci è stata sbattuta la porta in faccia, novello “Marchese del grillo“ ( è il caso proprio di dire.. ) dando subito soddisfazione non ai cittadini ma ai feudatari della burocrazia comunale che “conta”.

 Caro Giovanni, ti auguro vivamente di non accorgerti troppo presto che non egli oggi non si dimostra colui che hai conosciuto e frequentato assiduamente, che anzi ha subliminarmente assimilato molto bene la logica di quel Partito grande di popolo e di speranze, ma avvelenato da una classe dirigente molto antidemocraticamente elitaria e oligarchica, propria di chi crede che “il popolo” debba essere “correttamente” e “ fino a un certo punto “informato“ e plasmato da chi più di lui “sà “. Non si uccidono così anche le sparute pattuglie sopravvisute allo sterminio del maggior e più nobile agente organizzativo politico e morale che fece, con la Costituzione antioligarchica per eccellenza nel mondo, l’Italia repubblicana?

Auguri. Ricambio affettuosamente l’abbraccio.

(Rosario Patanè)