STORIE DI CANZONI – Aretha Franklin – “Respect”

Se c’è un brano nella storia del soul, del pop, del R&B, della musica moderna in genere, che attraversa le epoche e le mode, e che assume negli anni i connotati di un vero inno all’uguaglianza e alla parità dei diritti (in tutti i sensi) questo è “Respect”, nella versione di Aretha Franklin, “la regina del soul”. E già, perché la versione di Aretha (pubblicata nel 1967) altri non è che la riscrizione di quella originale (già un buon successo di vendite) pubblicata nel 1965 da Otis Redding, altro celebre “soulman” scomparso a soli 26 anni in un incidente aereo, nel cui testo un uomo chiede “rispetto” alla propria donna, pretesa unidirezionale nella logica maschilista del tempo (e, ahimè, non solo di quel tempo). Quando Jerry Wexler, produttore discografico della Atlantic Records nel ‘67 chiese ad Aretha di scriverne una nuova versione, lei non se lo fece dire due volte. Figlia di un predicatore battista e già cantante gospel con le sorelle Emma e Carolyn e poi interprete di rhythm and blues, aveva già assimilato i principi del nascente movimento femminista e dell’antirazzismo, e aveva seguito Martin Luther King nel suo tour di comizi in giro per l’America. Aretha così commentò, sarcastica, il testo di Otis Redding: “ Un uomo grande e grosso come Otis chiede rispetto per la propria donna, non vi sembra esagerato? Cosa dovrebbero dire le donne nere degli Stati del Sud degli States, sfruttate, punite, umiliate e spesso picchiate? Loro sì che esigono RISPETTO!”. E ribaltò l’originario testo maschilista,volgendolo al femminile e trasformandolo nell’inno dei movimenti femministi e anti-apartheid, complice anche un arrangiamento più ritmato e accattivante e un’interpretazione “urlata” da par suo. Furono aggiunti nuovi versi, come il famoso “Take care of business” (“Fatti gli affari tuoi”) che, dallo slang afroamericano degli anni ‘50/60 venne sdoganato a slogan rivendicativo universale (TCB).
Nel 2021 “Respect diventa il titolo del film (diretto da Liesl Tommy) dedicato alla vita di Aretha Franklin, dall’infanzia fino ai fasti della celebrità. La grande artista soul fece in tempo, prima di morire (2018), ad approvare la scelta di Jennifer Hudson per interpretare la sua figura. La Hudson (già premio Oscar per “American Idol” nel 2004) canta nel film l’intera colonna sonora ed è tra le più autorevoli candidate all’Oscar 2022.
Nel settembre scorso, infine, la rivista “Rolling Stone”, in una revisione della classifica dei 500 migliori brani della storia, ha riposizionato “Respect” al primo posto (occupava prima il quinto) spodestando nientemeno che “Like a Rolling Stone” di Bob Dylan. Verosimilmente ciò è avvenuto sull’onda travolgente del movimento #metoo, a ulteriore dimostrazione dell’attualità e del valore universale di questo splendido brano.

Citto Leotta