L’uomo solo al calcio balilla

ACIREALE – Nella vita, tra le tante cose e i numerosi luoghi della conoscenza, ho avuto il piacere di incontrare e stabilire una profonda amicizia con un poeta che, tra le tante bellissime poesie, ne scrisse una dal titolo “L’uomo solo al calcio Balilla”. Un titolo particolare per una poesia struggente che raccontava in versi la dimensione della solitudine, una dimensione interiore e sociale che spesso ritroviamo in diversi momenti della vita politica che stiamo attraversando.

La politica è, per definizione, una questione collettiva, pratiche e azioni rivolte alla crescita e alla sana gestione delle comunità. Una dinamica che per essere efficace deve produrre scelte chiare e le stesse devono essere condivise dalla maggioranza politica frutto dell’espressione della volontà (maggioritaria) degli elettori. Ci sono, poi, anche scelte che possono essere condivise e gradite anche da chi (singoli o gruppi politici rappresentati nelle Istituzioni) si pone nella minoranza dei rappresentanti eletti. In questo caso siamo di fronte a determinazioni politiche che sono sostenute da una larghissima area politica e che vanno oltre le appartenenze di bandiera.

I problemi sorgono (storicamente assodato) quando le scelte sono poste in essere dall’uomo solo al comando o da una cerchia ristrettissima di persone. In questo caso siamo davanti ad una deroga della democrazia e del pluralismo e ci troviamo di fronte a scelte che pongono degli ultimatum che per una strana e insignificante “ragion di Stato” o a protezione della propria posizione, costringono tanti a sopportare e sostenere, loro malgrado, “l’uomo solo”.

Quello che è accaduto con la vicenda viabilità al Duomo rappresenta chiaramente che la solitudine nelle scelte non è una buona condizione per garantire la serenità alla comunità amministrata. L’imposizione di rimodulare con degli orari la ztl al Duomo ha rappresentato, quindi, un momento di profondo scollamento tra la rappresentatività prodotta dal responso elettorale e le autentiche convinzioni della maggioranza degli stessi eletti. Una divisione che si è ricomposta con meccaniche politiche puerili e, in buona parte, sconclusionate. Il risultato? I consiglieri comunali di maggioranza si contorcono per il mal di pancia, gli assessori, mandati allo sbaraglio in conferenza stampa, che ingoiano il rospo e tacciono e una parte della minoranza che sostiene l’atto di forza dell’uomo solo al calcio balilla.

Questa amministrazione cittadina, anche a causa della solitudine che l’accompagna, sta producendo una divaricazione notevole nei rapporti di rappresentanza e tra gli elettori. Difficile comprendere chi sta con l’uomo solo e chi no, difficile regolare la bussola quando ogni riferimento culturale, ideologico e sociale va a finire nel grande frullatore che tutto spezzetta e rende amorfo. La guida della macchina delle decisioni si nutre di consenso e, sappiamo bene, che lo stesso quasi mai è un dato trasversale, oggi, però, con questa amministrazione confusa e nevrotica ogni dato si è disperso “come lacrime nella pioggia”.

Quando Alì deciderà di porre fine al suo mandato nessuno, che sia autenticamente disinteressato, potrà mai spendere una sola parola a suo supporto perchè chi balla da solo alla fine della festa non può che tornare a casa sconfitto. Dopo questa mesta parentesi amministrativa quelli che hanno deciso di sostenere questa missione in solitudine avranno concrete difficoltà a motivare la loro appartenenza e la patetica e insostenibile condivisione.

(mAd) #fancity