Piccola storia di Jaci – “a caminata o ‘nnuman’i Pasqua”

Dopo il lungo periodo quaresimale fatto di “fioretti” arriva il giorno di Pasqua dove , dopo aver soddisfatto il sacro precetto, si allestisce la tavolata con tanto “ben di Dio” mangereccio e dove regna incontrastato “u sugu di carni” (qualche ardimentoso gli aggiunge “a scoccia di maiali”) che maccaruni fatti in casa cu firettu. Il Lunedi di Pasquetta è dedicato alla classica gita fuori porta – ” A caminata” – con la classica consumazione degli abbondanti avanzi pasquali e per rinforzo qualche “ruota” di salsiccia.

Una volta quando le automobili erano pochissime e la “caminata” di effettuava a piedi , al massimo con qualche carettino. La contrada Reitana , nel comune di Acicatena, era una delle mete gettonate dal popolino acese, anche perchè era pure la più vicina alla città di Acireale. Dopo aver percorso la strada di contrada San Gerolamo, la strada di contrada Mangano (o vadduni) e percorrendo la trazzera (oggi via delle Terme Romane) si arrivava allo spiazzo dove c’era la “Putia dei Luppini” dove era possibile acquistarli e nella vicina “putia”  si poteva pure acquistare e consumare il pane caldo condito con olio accompagnato da qualche buon bicchiere di vino patronale.

I “Beati possidentes” trascorrevano la giornata nei rispettivi possedimenti, disseminati nella campagna circostante dove il tutto era organizzato dai solerti “massari”. Prima ca scurava avveniva il rientro (picchi l’acitanu s’arritirava co lustru) in attesa delle prossime occasioni della Madonna de Patanè (e le mangiate di carne di capretto infornata), del 25 aprile (che si celebra dal dopoguerra), la “Prima di maggiu” e la madre di tutte le “caminate” : a ” a Festa di Sant’Affiu!”

foto del prato di Santa Venera al pozzo anno 1926 dal libro “Chiese e quartieri di Acicatena” del Can, prof. Salvatore Pappalardo