Il Mistero Delle Terme Di Acireale

Da qualche settimana le Terme di Acireale si sono riprese la scena sulla stampa locale metropolitana e sulle bacheche dei politici acesi, in cui si susseguono tripudi al recente salvataggio da parte della Regione .

Paginate di articoli di addetti ai lavori e stimati giornalisti che raccontano il nuovo miracolo siciliano, la rinascita del termalismo che si accompagna all’immancabile elogio del turismo, del sole e del mare che restituiranno a questa terra martoriata la dignità che le spetta, proiettandola verso l’avvenire che i cattivi amministratori di un passato ormai lontano avevano compromesso.

C’ è chi si complimenta, chi ringrazia e riverisce, chi prepara un convegno, chi organizza una diretta e probabilmente chi, credendo siano riaperte, si prenota per due ore. (Cit.)

Poi se provi a leggere oltre le righe ed i titoli di copertina scopri che i politici che hanno ripetutamente “salvato” le terme sono gli stessi che le hanno distrutte, che quelli che la Regione Sicilia con l’utilizzo di fondi pubblici sta riacquistando sono gli stessi immobili che le appartenevano fino ad una decina di anni fa e che nonostante le pacche sulle spalle e lo spumante appena stappato, le terme sono sempre quel putrido ammasso di rottami e sterpaglie che la politica degli ultimi trent’anni ha lasciato in eredità ai nostri figli.

Proviamo a capire cosa sta succedendo in città, ma proviamo a farlo senza il faro luminoso dei giornalisti e dei professori plurispecializzati che settimanalmente ci ricordano che le terme sono al sicuro, lo facciamo con la semplicità che la visione disincantata di un cittadino semplice riesce ad offrire.

Quando, oltre una ventina di anni fa, la politica regionale mise in piedi le Terme di Acireale Spa per avere più autonomia nel piazzare clientele e gestire i budget con maggiore disinvoltura rispetto alla gestione totalmente pubblica, iniziò il declino delle Terme di Acireale.

Era una gestione privata con un solo socio, quello pubblico, uno dei miracoli compiuti da una classe dirigente impreparata e goffa che si accingeva a portare il carrozzone termale acese verso le secche del deficit e del disequilibrio di bilancio decretandone in pochi anni la messa in liquidazione e la nomina di una lunga serie di commissari liquidatori che tra spese non rendicontate, inchieste della Guardia di Finanza ed incidenti di percorso, passavano da uno nelle prime gestioni a tre nell’attuale .

Tra le cospicue perdite di esercizio che portavano l’indebitamento netto ad oltre sedici milioni di euro, compariva anche il mutuo contratto a suo tempo dalla partecipata Terme di Acireale Spa per l’acquisto e la costruzione dell’albergo Excelsior Palace e del centro Polifunzionale, quest’ultimo mai aperto, mutuo che inspiegabilmente, nonostante comparisse in bilancio non veniva pagato e che in pochi anni portò all’ingiunzione da parte della banca ed alla successiva vendita all’asta .

Siamo alla fine del 2015 e la politica regionale, che aveva creato il carrozzone e lo aveva sfruttato a piacimento per poi lasciarlo al suo destino, decise che forse qualcosa si poteva ancora spremere da quel cadavere immobile e inventò il rilancio del patrimonio termale acese che, però, per essere compiuto necessitava della “riunificazione” del patrimonio che tradotto significava altri diciannove milioni di fondi pubblici per riacquistare cespiti pignorati di Acireale e Sciacca attraverso una complessa procedura non ancora conclusa.

La formula prevedeva che le terme le dovessero essere rilanciate dai privati ma per farlo bisognava riportarle sotto l’ala pubblica e poi riaffidarle ai privati con un bando, alla ricerca di un improbabile gruppo privato nazionale o internazionale che attendeva impaziente di investire molte decine di milioni per il termalismo acese intriso di utili mirabolanti.

Quindi, invece di lasciare fluttuare l’albergo ed il polifunzionale, due cespiti a destinazione d’uso vincolata nel libero mercato, permettendone l’acquisto a poco prezzo a qualcuno che poi li riportasse in uso, si preferisce riacquistarli con un’asta pubblica chiesta dalla Regione ed a cui la stessa Regione per una seduta non presenta offerta per poi concludere a ribasso alcuni mesi dopo impegnando poco meno di nove milioni e mezzo.

Sulle motivazioni della prima asta deserta si sono susseguite le interpretazioni, chi sosteneva si fosse trattato di una svista, chi di un attentato della burocrazia regionale ma tutti rassicuravano sulla volontà della politica di procedere e perseverare nell’acquisto.

Io credo semplicemente che i funzionari dirigenti dell’Assessorato, quelli che firmano gli atti e ne rispondono in proprio, non se la siano sentita di impegnare 13 milioni di fondi pubblici senza un progetto specifico e solo per la volontà di una norma poco chiara di tre anni prima.

Gli investimenti con fondi pubblici infatti, devono essere sempre finalizzati ad un progetto di sviluppo chiaro altrimenti rischiano di scadere nel danno erariale e la Corte dei Conti, cieca per lunghi decenni, adesso ci vede benissimo. Spunta quindi nelle calure di agosto il business plan sul rilancio del termalismo acese, un documento di poche pagine prive di senso logico e di cui si sarebbe vergognato uno studente di economia alla sua prima tesina.

Nel documento in cui si prevede il “grande sviluppo” delle terme di Acireale, scritto da qualcuno che ad Acireale non c’è mai passato nemmeno dalla statale, include tra le entrate del prestigioso acquisto anche i ricavi dell’antenna Vodafone posta sul tetto dell’Excelsior Palace, una vera e propria “antenna termale”

Siamo al 2020 e l’affare sembra fatto, i numeri non si conoscono perchè i bilanci, da cui si evince il reale valore del patrimonio, non sono stati depositati, ed i debiti che fino a qualche tempo fa superavano i sedici milioni oggi sembrano saldati con poco più di novemilioni e qualche capannone diruto da rifilare al Comune di Acireale in cambio di una riduzione del debito.

Tutto avviene senza alcun atto di pubblico dominio senza alcun confronto con la comunità acese e senza che il Consiglio comunale abbia ancora affrontato l’argomento, nonostante esista una commissione consiliare apposita il cui operato è riservatissimo, almeno quanto la convenzione che un’altra amministrazione aveva stipulato per restituire alla città il parco di quelle che furono e che non saranno più, le Terme di Acireale.

Fabio D’Agata