Piccola storia di Jaci – L’Unità d’Italia secondo Lionardo Vigo, 1861

Il 18 febbraio 1861 si apre il nuovo parlamento italiano, Cavour presenta il progetto di legge per il riconoscimento di Vittorio Emanuele II col titolo di re d’Italia. La legge passa al Senato con 192 voti favorevoli e 2 contrari  il 26 febbraio. Alla Camera il progetto di legge passa per acclamazione il 14 marzo. 17 marzo viene promulgata la legge sancisce che “Vittorio Emanuele II assume per sè e i suoi successori il titolo di Re D’Italia”.

Il Consiglio comunale acese invia a Torino il Cav. Lionardo Vigo per presentare le istanze per il Tribunale e per la costruzione del porto di Capomulini, Vigo continua la ricerca della Bandiera donata dai catanesi e requisita dai Borboni nel 1849.

Lionardo Vigo redige un diario del viaggio e sottolinea l’assenza di un sentimento di unita nazionale nelle popolazioni della penisola.

” Torino 10 maggio 1861… Per alienarci alquanto vi voglio togliere da un errore. Voi credete che io sia in Italia: v’ingannate. Parti da Palermo e tutti mi diedero il Buon viaggio per L’Italia; e sta bene. A Napoli accostai con Riso, Brancaccio, Cammarata etc. all’officina dei Pacchetti, e ci chiesero ove volevamo andare; a Genova; pagai del mio bell’oro… e ci augurarono il buon viaggio per l’Italia; e non istà bene. A Genova il signor Donato, mio servo di 24 ore… accompagnandomi alla ferrovia, e stringendosi, fra le dita il cappello levato, un cinque franchi con un tanto di Carlo Felice, mi bacio le mani, e mi augurò, il buon viaggio per l’Italia; e non istà affatto. Ieri andiedi a passeggiare lungo la Dora alle 6 e mezzo e vidi partire un convoglio di 16 carrozze; domandai dove andasse, mi fu risposto in Italia; ma in quale parte, io chiedo? a Milano, mi rispose, e io a ridere fra me e me. Dissi questo a Guerrazzi, e mi disse che l’istesso avrei sentito dire a Roma, a Firenze, a Milano ; talchè conchiusi siamo tutti pazzi, perchè stando in casa nostra, ce ne crediamo fuori.”

Lionardo rimane a Torino fino al 26 di giugno, già si à fatto la sua idea sulla nuova classe dirigente! scrive ai suoi cari:

“In poche parole vi delineo il quadro: il re in campagna abusando dello schioppo… divertendosi con gli uccelli, i caprioli, le lepri, le più belle ragazze, i suoi ultimi tre figli, e la sua innamorata popolana (la bella Rusin), che dicono la più bella d’Italia; vuol presto costituire il regno per ismettersi dall’impiego di re. Il ministero si riduce a Cavour, re assoluto d’Italia. La Camera dei comuni è una vera fogna, poche intelligenze, molti mustaccetti, assai spratici di affari, nulla han fatto, nulla faranno…., poveretti sono al limbo. Il Senato è più vigoroso.. Garibaldi,Cialdini e Cavour, afferrati pè capelli a tira tira… ma ora si sono abbracciati, L’Italia è campata da un altro pericolo gravissimo.”