Piccola Storia di Jaci – Reduce Soldato Petralia Sebastiano.

Di Santa Venerina (già fraz. di Acireale) Fante del 1° Reg. Genio – matricola n° 42941-decorato con Medaglia d’Argento al Valor Militare.

“Sorpreso da una nuvola di gas tossico nel ricovero del Comandi di Brigata cui era addetto, rimase al suo posto pur soffrendo gravemente per le conseguenze dell’attacco e compì con eroica fermezza il proprio dovere cooperando validamente alla diramazione degli ordini che valsero a salvare il settore – San Martino del Carso, 29/06/1916”.

Decorazione concessa nel 1917

Fonte storica Prof, Giuseppe Longo

Episodio bellico:

Attacco con i gas sul monte San Michele 29 – 30 giugno 1916.

Sebbene si tratti di un attacco minore dal punto di vista delle forze impegnate, rimane nelle cronache come il primo con l’ausilio di gas effettuato sul fronte italiano. Alle 5 e 15 del mattino del 29 giugno 1916 vennero aperte le 6000 bombole contenenti una miscela di cloro e fosgene, già distribuite alcuni giorni prima. I gas calarono sulle trincee della prima linea dell’XI Corpo d’Armata, occupate da battaglioni della 21ª e 22ª divisione, trovando i soldati italiani completamente impreparati e uccidendone a migliaia. Gli occupanti della seconda linea inizialmente fuggirono terrorizzati davanti alle nuvole di gas e i veterani ungheresi dei battaglioni delle divisioni 17a e 20a Honvéd non ebbero difficoltà ad occupare le trincee. Più tardi però i battaglioni italiani si riorganizzarono, anche approfittando della distribuzione ineguale del gas, e offrirono una resistenza rabbiosa e inaspettata. Anche grazie al bombardamento mirato sulla retroguardia italiana, che ostacolò l’arrivo dei rinforzi, e malgrado un cambio del vento che causò la morte di centinaia di attaccanti, i battaglioni ungheresi consolidarono le posizioni occupate e l’attacco fu considerato dagli austroungarici un successo, con la perdita di meno di 2000 uomini a fronte di perdite italiane immediate di quasi 7000 uomini. L’utilizzo del gas e delle mazze ferrate per finire gli ustionati fornì ai reparti italiani una motivazione particolare negli scontri successivi. Dopo l’attacco con i gas, i soldati dell’esercito austroungarico che volevano darsi prigionieri dovettero farlo in gruppi consistenti, altrimenti venivano immediatamente passati per le armi. Malgrado le perdite di migliaia di uomini da ambo le parti, la seconda metà di giugno fu definita da entrambi i comandi «giornate tranquille». (fonte Wikipedia)