Piccola storia di Jaci – “U Purticatazzu”

Nel 1970, il prof. Cosentini, nel cortile dell’Azienda di Cura, presentava il suo libro “Acireale d’altri tempi”, una raccolta diimmagini d’epoca della città di Acireale. Nelle pagine finali del libro, si trovano le foto della dimora Rossi Bonanno comunemente detta “o Purticatazzu” con la seguente didascalia ” La casa Rossi – Bonanno, in fondo a via Paolo Vasta, è stata travolta dal boom edilizio scoppiato nella zona. Quante polemiche ai tempi della sua costruzione! Era la trave negli occhi degli acesi, che aveva ostruito in quel luogo la meravigliosa vista del mare. Ma era tuttavia una dignitosa e signorile costruzione che rivelava l’anima del tempo. Cosa c’è adesso al suo posto?

Nel 1971 l’Accademia degli zelanti pubblica una lettera del prof. Ignazio Aita dove scrive delle “lamentele domenicali”, esternate durante le consuete passeggiate nel viale che dai “Capuccini” portava ai “barcuneddi”, dagli zii sulla costruzione del palazzo del “Porticatazzo” progettato nel 1890 dall’Ing. Mariano Panebianco su licenza rilascita dal sindaco barone Pasquale Pennisi di Santa Margherita. Il piccolo Ignazio poteva intravedere il mare soltanto da una porta aperta nella rivendita di sali e tabacchi di don Peppino Spina al pianterreno del succitato palazzo.

Bambino ancora, lo zio paterno mi voleva con sè nella passeggiata pomeridiana lungo l’ariosa “strada alberata” (divenuta poi “trincea Regina Margherita”). Nel punto di intersezione con via Paolo Vasta lo zio si fermava regolarmente per comprare il trinciato per pipa, mentre io mi lasciavo attirare dal chiaro orizzonte marino inquadrato nello sfondo del vano attiguo alla bottega. Appena fuori si continuava verso i “barcuneddi” ed il discorso era sempre il solito. Mi raccontava lo zio, ma il suo era un soliloquio sconsolato, di un tale, sindaco della città in un tempo in cui non ero ancora al mondo, il quale sindaco non aveva provveduto ad impedire gli effetti di una certa determinazione di un certo signore acese il quale aveva voluto che proprio lì, a bloccare lo sviluppo di via Paolo Vasta, sorgesse la sua dimora “da Campagna” così e così. Poi si fermava, guardava indietro e – Vedi? – A quest’ora noi, per vedere il mare e per vedere il treno, non c’era bisogno che giungessimo fin qui. E poi, il mare visto ” d’u chianu a fera…”, l’invito per i forestieri a scendere fino a quel balcone nel cuore della città, … al bel balcone che purtroppo non c’è…”. Tornato a casa, l’altro zio, il sacerdote che intanto aveva fatto la sua siesta sul grande seggiolone girevole con lo stemma di Aci sullo schienale, riprendeva inesorabilmente l’argomento: – “… ‘o Purticatazzu vero? A quest’ora lì… Quando ci penso…”

Il sogno della vista del mare si era avverato solo per poco con la demolizione del palazzo e già la vista era compromessa dalle nuove costruzione. Oggi al posto dell’elegante palazzina a due pieni c’è un mastodontico palazzo a dieci piani. Il prof. Aita nella seconda parte della lettera scriveva: “Lei poneva così l’accento, anche non volendolo, sulle colpevoli assenze degli acesi in determinate occasioni, sulle offese e sull’abbandono che con frequenza crescente danneggiano Acireale dal punto di vista urbanistico e architettonico” e porgeva al Presidente dell’Accademia queste domande: “Ma chi sono coloro che La hanno e ci hanno sconfitti, sig. Presidente? Coloro che continuano a sconfiggerci in numerosi altri luoghi di Acireale ed in numerosi altri modi? Possibile che il rimpianto debba aggiungersi al rimpianto e che tanto spesso il bene comune non possa coincidere col buon senso comune? Possibile che in Acireale ci debba essere una cura così costante nel togliere sempre più senso al titolo ambito di “Stazione di soggiorno” pur nel suo significato più spicciolo?

fonti:

Via Paolo Vasta e dintorni – Salvatore Trovato

Mariano Panebianco – Aldo Scaccianoce

Acireale d’altri Tempo – Cristoforo Cosentini

Memorie e Rendiconti

Foto pagina Michele Alì