Ritorna VPM 2020, abbiamo sentito il maestro e direttore artistico David Romano.

Agosto ad Acireale, da qualche anno a questa parte, è oramai sinonimo di VPM (Villa Pennisi in Musica), unica kermesse in Italia, in grado di coniugare musica sinfonica -con la presenza di artisti nazionali ed internazionali- e workshop musicali e di architettura per giovani studenti, il tutto sempre completamente gratis.

Quest’anno tuttavia, abbiamo temuto che l’edizione 2020 rischiasse di saltare, per questo “annus horribilis” contrassegnato dalla pandemia e dalla conseguente chiusura di tutte le attività economiche e culturali. Tuttavia, le aperture delle ultime settimane ci hanno riportato quasi alla normalità, restituendoci il piacere “di un cinema all’aperto”, come avrebbe cantato Battiato, di un concerto in piazza o della presentazione di un libro.

E ovviamente di Villa Pennisi in musica.

Ho avuto il piacere di intervistare il maestro, nonché direttore artistico dell’evento, David Romano: napoletano, classe 1972, primo violino presso il Sestetto Stradivari e secondo violino presso l’Accademia Nazionale di Santa Cecilia. Una carriera da concertista in giro per il mondo.

VM: “Salve caro maestro Romano, innanzi tutto come stai?”

DR: “Ciao Valeria, come sto…sto in fibrillazione perché siamo quasi pronti per tornare ad Acireale ed è la prima volta in vita mia che non torno ad Acireale da agosto scorso. E come tu sai io sono spesso lì, perché mi piace curare da vicino il delirio e la follia che portiamo avanti ormai da 12 anni, ma, complice il Covid e la ripresa del mio lavoro, è stato complicato essere in Sicilia prima dell’inizio della nostra avventura. Quindi sono pieno di energia e siamo pronti davvero ai nastri di partenza per quella che sarà un’edizione molto particolare, per tutte quelle necessità a cui dovremo ottemperare, ma con la grande emozione legata al “fare”.

Uno dei momenti di VPM 2019.

VM: “Prima di parlare di VPM, vorrei chiederti come sono stati per te che sei un’artista e vivi proprio attraverso i concerti e quindi attraverso la presenza del pubblico, gli scorsi mesi passati a casa, durante il lockdown”?

DR: “Beh, il lockdown è stata una tortura, non c’è un altro termine! Devi immaginare che noi siamo stati i primi ad essere stati chiusi, dopo le scuole, e gli ultimi a ripartire. E nonostante siamo ripartiti per ultimi, la nostra ripartenza è stata la più vessata, perché se tu immagini l’auditorium dove io suono, nel Parco della musica, a 2800 persone e se dovessimo fare i concerti al chiuso la capienza massima sarebbe di 200 persone, capisci bene che ciò rappresenta un danno sotto più profili. Per quel che riguarda proprio i giorni del Lockdown, la mia quarantena è stata piuttosto aggressiva perché sono stato da solo, chiuso in casa per 100 giorni e sicuramente mi sono dilettato in una serie di passatempi che ho, a prescindere dallo studiare. In realtà ho studiato veramente molto poco, perché il rapporto con lo strumento è una cosa che ormai alla mia età è legato a quello che devo fare e non dovendo e non potendo fare nulla e soprattutto non sapendo quando avrei potuto ricominciare, il mio rapporto con lo strumento è stato piuttosto conflittuale. Per cui mi sono dedicato alla cucina, alla lettura, ho visto un miliardo di film, credo di aver consumato gli occhi su iPad, computer e consimili e ho studiato moltissimo altro, tipo i motivi per i quali fossimo rimasti chiusi dentro, quali potessero essere le previsioni future e risoluzioni di questo problema. C’è una cosa che mi ha molto spinto a ragionare ed è il fatto che abbiamo utilizzato per questo virus una semantica legata alla guerra, per cui il virus era il nemico invisibile e noi avevamo poche armi con cui combatterlo. I nostri eroi erano i medici e i nostri (purtroppo) morti erano i caduti. In realtà credo che bisognerebbe fare un ragionamento ben diverso con una cosa come un virus. Dovremmo ragionarci come un qualcosa che va conosciuto e compreso e di conseguenza considerare la possibilità, non di accettarlo supinamente, ma di capire qual è il sistema migliore per la convivenza, perché alla fine questo è il sistema migliore anche tra gli esseri umani: la comprensione, la capacità di “leggersi” ci permette di andare avanti e di risolvere i problemi. Ecco, è molto difficile, probabilmente, “leggere” il virus, ma provare a capirlo e affrontare in maniera razionale e non soltanto emotiva, le soluzioni che eventualmente abbiamo portato in essere, credo sia l’unica soluzione da qui in avanti.

VM: “Pienamente d’accordo con te su quanto hai appena affermato. Senti, com’è stato ricominciare senza Ezio Bosso?

DR: “Beh, il motivo per cui, quest’anno, l’emozione è maggiore è proprio legata alla fatto che Ezio non c’è più. Ezio è stata la persona con la quale ho parlato di più durante il lockdown: io e lui ci siamo sentiti due ore al giorno dal primo giorno di clausura, l’8 marzo, fino a due giorni prima che morisse. Abbiamo affrontato milioni di argomenti e come, tu ricorderai, Ezio aveva un amore sperticato per Villa Pennisi, per quello che lui chiamava il suo giardino segreto, per la città di Acireale che lo aveva abbracciato nel 2015, quando ancora, diciamo, non era diventato “patrimonio dell’umanità” -come oggi è- e cittadino acese. Fu l’allora amministrazione Barbagallo a dargli la cittadinanza onoraria, cosa di cui lui andava fiero, nonostante lui fosse, oggettivamente, un collezionista di cittadinanze onorarie. Ripartire senza Ezio è doloroso per me, in maniera profonda, perché Ezio era un fratello, per me e per mio fratello Diego: lui diceva spesso che era il terzo fratello Romano. Ed era un fratello non soltanto, musicalmente parlando o artisticamente parlando, avendo condiviso il palcoscenico, le scelte, i desideri, ma “affettivamente” era una persona che aveva con me un rapporto particolare. Quindi, l’unica cosa che ti posso dire è che io non suono senza Ezio, perché intanto io non amo credere che le cose finiscano, anche quelle che oggettivamente terminano, ma che sia tutta una trasformazione e nel caso di un rapporto sentimentale la trasformazione è dettata dall’amore che c’è stato. Le persone possono trovare un sistema per evolvere e trasformare quell’amore in qualcos’altro. Nel caso in cui si tratta di una persona che “chiude gli occhi” e parte per un viaggio molto più lungo, sta a chi, gli occhi li tiene ben aperti, provare a trasformare il dolore che sicuramente si prova, l’amore che si sente, in qualcosa di diverso. E sicuramente quello che proverò e proveremo a fare sarà raccontare, a chi vorrà prendere parte ai nostri concerti, come il messaggio di Ezio debba continuare.

VM: Bene, parliamo dunque, di VPM 2020, come sarà l’edizione di quest’anno?

Il programma di VPM 2020

DR: “L’edizione 2020 sarà improntata su quella dello scorso anno. Sono ormai anni che noi raccontiamo una storia fatta di passione, bellezza, energia. Ci sono chiaramente delle modifiche in essere, perché non abbiamo potuto fare il nostro workshop di architettura, per rispettare le norme anti-covid, per cui la nostra struttura all’interno di Villa Pennisi sarà costruita da un manipolo di eroi, quindi avremo una vera e propria squadra di montaggio, che permetterà ai nostri musicisti di salire sul palcoscenico la sera dell’8 agosto, come è ormai tradizione. Tuttavia, prima di arrivare “lì”, avremo, dal giorno 2 agosto, i concerti ad Acireale e non solo, perché oltre ad approfittare degli eventi in piazza Duomo (con i “Sicilian Horn Ensamble”), in Cattedrale e nella Basilica di San Sebastiano (un festival di quattro pianisti giovanissimi e promettenti, allievi dei corsi di Villa Pennisi con Massimo Spada), avremo il 7 agosto un concerto nella chiesetta di Santa Maria La Scala, dove verrà suonato uno strumento dal valore inestimabile che è un clavicembalo del ‘700, dove verranno eseguiti dei pezzi di Scarlatti da Mario Sollazzo. Quindi ci allontaneremo un po’ dal centro per toccare una delle perle di quella che viene definita “Acireale mare”. Dall’8 agosto ricominceremo a Villa Pennisi, dove comunque avremmo avuto i nostri corsi di perfezionamento musicale e gli ospiti sul palcoscenico saranno parecchi, perché avremo il Clarinet Trio di Alessandro Carbonare, avremo Fabien Thouand, primo oboe della Scala, in un programma dedicato all’oboe e a Parigi. Avremo anche Andrea Obiso, nuovo primo violino dell’Accademia Nazionale di Santa Cecilia: palermitano, giovanissimo. Un ragazzo dal curriculum stellare che ascolteremo in tre diversi concerti, perché suonerà sia con Fabien, nel concerto dedicato all’oboe, sia in un concerto in cui saremo in otto sul palcoscenico, suonando il capolavoro di Mendelssohn, l’Ottetto, appunto, l’opera 20, che in un concerto dove avremo tre protagonisti. Una è Beatrice Rana, che torna a Villa Pennisi, un’altra di quelle che è rimasta avvinghiata non so se soltanto da noi o anche dalla granita al pistacchio, ma torna a Villa Pennisi per un concerto molto bello, da un programma molto affascinante, perché Andrea Obiso e Massimo Spada suoneranno “I Miti” di Karol Szymanovski e Beatrice e Massimo Spada, a quattro mani, eseguiranno la versione del 1912, del capolavoro di Stravinskij: “La Sagra della Primavera”. Finalmente arriviamo al concerto dedicato ad Ezio del 12 agosto. Ci tengo, però, a dire, che nessuno saprà che cosa suoniamo: posso dirti che io suonerò sicuramente per precisa volontà. Quello che noi stiamo cercando di fare è raccontare una storia, quindi, magari chi verrà ai nostri concerti scoprirà che ci saranno altre piccole incursioni di Ezio durante i concerti, ma il concerto a lui dedicato vi posso garantire che sarà qualcosa che fondamentalmente lavorerà solo sulle emozioni. La sintassi che vorremmo mettere in atto non è quella del racconto di un artista, ma l’emozione di un amico che è salito su quel palcoscenico per quattro anni di seguito, da quando ha scoperto quel posto, perché semplicemente io gli dissi: “Vieni a fare una vacanza insieme a noi”. Proveremo a raccontarlo con le parole di una poetessa che lui ha adorato, che è Emily Dickinson, e con la musica che lui ha scritto, che è quella che poi rimarrà, oltre che il suo messaggio. Chiudiamo con l’ultimo concerto, in cui, invece, omaggiamo Ludwig Van Beethoven, nel 250esimo anniversario della morte, suonando un pezzo molto particolare. Il Sestetto Stradivari, infatti, affronterà la Sinfonia n.6, la Pastorale, in una versione praticamente coeva a quella di Beethoven, che però, appunto, essendo una sinfonia per organico sinfonico, nel 1811 viene scritta questa versione per soli sei archi. Dunque sarà molto bello scoprire come sia possibile raccontare un’opera magniloquente, come la Pastorale, con sole sei voci. Aggiungo che durante queste due settimane ci sarà un appuntamento online soltanto per ricordare Francesco Pennisi. Ci tengo, infine, a ringraziare, innanzi tutto, l’amministrazione comunale Alì per il supporto, mai come quest’anno più che necessario, nonché tutte le persone e le aziende che hanno deciso di collaborare con VPM ed in particolare la Siderat, che è l’azienda che in sponsorizzazione ha offerto gratuitamente tutto ciò che serve per l’igienizzazione e la santificazione degli ambienti. Noi faremo concerti in massima sicurezza, perché tutti possano fruire del bello, senza dover avere necessariamente alcuna preoccupazione. Manteniamo, inoltre, la partnership con “Primaterra” e l’associazione italiana sommelier, avendo trovato un sistema per poter offrire un calice di vino a tutti i nostri ospiti. Ricordo che i concerti sono tutti gratuiti, ma, mai come in questo caso, sarebbe indispensabile poter giocare insieme a noi a questa follia sostenendoci. A tal proposito esiste, anche in questo caso, una pagina per poter donare bit.ly/supportVPM.

VM: “Bene, il programma è veramente ricco ed interessante, come sempre. Ricordiamo che ci si può iscrivere entro il 27 luglio per il webinarchLAB (perché il workshop di architettura rimane solo in modalità online) e musicLab (i corsi di alto perfezionamento musicale) attraverso il sito che è www.vpmusica.com. Inoltre ricordiamo che quest’anno, causa misure di contenimento, per tutti i concerti è indispensabile prenotarsi tramite email all’indirizzo info@vpmusica.com.

Ringrazio veramente di cuore il maestro David Romano, per il tempo prezioso che ci ha dedicato ed invito tutti a partecipare a queste serate agostane all’insegna di tanta buona musica, per poterci sentire, rimanendo praticamente a casa, un po’ parte di un evento veramente internazionale.

(Valeria Musmeci).