“Scuola non è ambiente sicuro”, intervista a Riccardo Castro

Acireale – “Importante ricreare un clima sereno all’interno delle scuole, i direttori mi segnalavano che già diversi genitori non mandano più i propri figli a scuola per timore di possibili contagi, mentre le scuole oggi sono i luoghi più sicuri”: queste le parole del sindaco di Acireale, Stefano Alì, pubblicate sul proprio profilo facebook pochi giorni fa.

Venerdì scorso intanto, si è svolta una riunione con i dirigenti scolastici che “ hanno avuto modo – secondo il comunicato ufficiale dell’ufficio stampa del comune –  di confrontarsi con il dott. Simone Cristofaro, incaricato per la specifica circostanza dall’Azienda sanitaria provinciale, il quale ha dissipato una serie di dubbi. Alla seconda parte dell’incontro è intervenuto anche il commissario “ad acta” per l’emergenza sanitaria in corso, dott. Giuseppe Liberti, il quale ha risposto a vari tra i quesiti posti tanto da sindaco e assessore che dai dirigenti scolastici”.

Alla luce di quanto dichiarato dal sindaco Alì, la redazione di Fancity ha contattato il dott. Riccardo Castro, dirigente medico I livello Urologia e Responsabile servizio Uro-Oncologia all’Ospedale di Taormina e garante per i diritti per le persone con disabilità del comune di Acireale che ai nostri microfoni ha manifestato non poche perplessità:

Senza girarci troppo intorno Dott. Castro, nei giorni scorsi il sindaco di Acireale Stefano Alì, ha dichiarato che le scuole del territorio sono ambienti sicuri poi,una riunione con i dirigenti scolastici

A mio avviso, ad oggi, una riunione inutile. Servono drastiche e dolorose ma necessarie decisioni.

I nostri figli distanziati ed a rischio contagio. I genitori che sono, dal canto loro, a rischio di trasmissione del virus, particolarmente quelli più fragili. Apprendo dalle varie interviste dei presenti che, dopo la riunione, tutti sono più consapevoli e preparati della situazione attuale. Peccato che la consapevolezza e la preparazione dovevano avvenire appena qualche mese addietro e non in piena situazione emergenziale. Sono assolutamente contrario che le scuole sono ambienti sicuri. Io parlo con numeri alla mano, statistiche. Partiamo da una considerazione ovvero che nessun sistema sanitario può resistere a lungo una crescita esponenziale del genere e questo risulta ormai molto chiaro. Per cambiare da un giorno all’altro l’andamento dell’epidemia è necessario un evento che abbia improvvisamente mutato i comportamenti sociali di milioni di persone. Un evento che sia accaduto circa una settimana prima del primo ottobre. Un evento che abbia coinvolto tutta l’Italia. Il 24 settembre hanno riaperto le scuole in sei regione italiane tra cui alcune molto popolose come Campania e Puglia. Quasi tutte le altre dovevano aprire 10 giorni prima, il 14 settembre. Ma il 20-21 settembre ci sono state le elezioni. La scuola comunque a pieno regime è ripartita intorno al 24 settembre mettendo in movimento quasi otto milioni di studenti. Esattamente quello che serve per spiegare i dati. La scuola in sostanza è stata un amplificatore del contagio ma non per difetti nell’organizzazione all’interno dell’attività della scuola. Piuttosto perché milioni di ragazzi hanno incominciato a frequentarsi regolarmente negli edifici scolastici. Cosi’ il personale della scuola. In più anche i viaggi degli studenti con trasporti pubblici. Insomma, il virus che prima circolava prevalentemente nelle strutture ospedaliere oggi circola in maniera veemente fuori dalle stesse. Vogliamo descrivere la situazione europea? Per esempio in Spagna ci sono 6200 aule circa in isolamento. In Germania 300mila alunni e 30mila insegnanti in isolamento. Per non dire di Francia ed altri paesi europei. Cosa devo sottolineare di più.

La preoccupazione di tanti genitori acesi che vorrebbero la chiusura è quindi giustificata?

La preoccupazione dei genitori è giustificata anche perché siamo in piena emergenza e situazione pandemica. Un genitore sa che oltre a rischiare i propri figli, rischiano pure loro stessi o, nel caso di famiglie allargate, le persone più anziane. Insomma soggetti fragili come anziani, genitori con patologie oncologiche o croniche invalidanti rischiano di venire contagiate e subire danni importanti involontariamente contratte dai propri figli. Dobbiamo evitare questo rischio. In modo assoluto. Ma poi, vorrei capire, in una fase così straordinaria ed emergenziale che socializzazione possono avere i nostri figli quando si trovano costretti a stare con mascherine, distanziati ed isolati nei momenti ricreativi. Una cosa, a mio avviso, senza senso.

E’ corretto pensare che possa trattarsi di una scelta politica? 

Ritengo la persona Ali’ di buon senso. Ritengo che lui è consapevole dei rischi che le scuole possono comportare per gli alunni, personale scolastico, genitori e famiglie in generale. Troppi focolai sono presenti. Pertanto penso che la sua scelta, a mio avviso sbagliata, sia assolutamente suffragata da una scelta politica, a cascata, dal governo nazionale.

Lei vive ogni giorno la realtà degli ospedali, ci racconta le condizioni in cui si trovano ad operare i medici?

La situazione negli ospedali è difficilissima. Siamo sottoposti a stress imponenti con importanti turni tutto il personale sanitario. Nel mio caso oltre a quelli di reparto anche ps Covid-19

In conclusione, con i numeri snocciolati in queste ultime settimane esiste il pericolo di un collasso del sistema sanitario locale?

Sicuramente si sono gettati nell’immondizia 3-5 mesi dove si poteva prevenire alla luce di una potenziale seconda ondata che poi è pervenuta. Dovevano individuarsi delle strutture di riferimento Covid-19, potenziare il territorio dal punto di vista assistenziale, potenziare il personale sanitario dal punto di vista numerico, non così che siamo contati e al collasso. Si poteva fare di più e non si è fatto. Insomma, per dirla dal punto di vista medico, per restare in tema, al malato poteva essere fatta una diagnosi precoce anziché curarlo in una fase avanzata.

Daniela Gieri