Sovrappopolazione mondiale: nel 2100 saremo 11 miliardi

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Undici miliardi di abitanti entro il 2100. È la previsione demografica elaborata in un nuovo studio dell’Università di Washington e delle Nazioni Unite pubblicato su Science. 

Si tratta di un valore medio: lo studio infatti stabilisce che c’è una probabilità dell’80 per cento che la popolazione sia compresa tra 9,6 e 12,3 miliardi. In ogni caso, la stima è di due miliardi di persone superiore rispetto alle previsioni precedenti, e quindi costringerà a rivedere molti altri parametri globali in termini di sviluppo socioeconomico e di sostenibilità ambientale delle attività umane.

Le proiezioni indicano che la maggiore crescita sarà concentrata in Africa, dove la popolazione quadruplicherà, passando da circa un miliardo a circa 4 miliardi alla fine del secolo; più precisamente, la stima è data all’interno di un intervallo di valori: c’è una probabilità dell’80 per cento che nel 2100 la popolazione africana che sia compresa tra 3,5 e 5,1 miliardi di persone. 

L’elemento fondamentale di questa previsione è che nelle nazioni dell’Africa sub-sahariana il tasso di natalità non scenderà rapidamente come invece ipotizzato. In Africa, anche a causa dello scarso accesso ai metodi contraccettivi, le famiglie continuano a essere numerose, con una media di 4,6 figli per coppia. Allo stesso tempo la mortalità per malattie, come per esempio quella dovuta all’infezione da HIV, sta costantemente diminuendo, contribuendo alla crescita della popolazione. 

In Asia, dove oggi abitano circa 4,4 miliardi di persone, la crescita della popolazione dovrebbe toccare un picco nel 2050 per poi diminuire. Complessivamente la popolazione di Nord America, Europa e America Latina e Caraibi dovrebbe rimanere al di sotto di un miliardo di abitanti.

Le proiezioni contenute nello studio destano allarme soprattutto perché sulle stime dei livelli demografici sono basati altri parametri globali, che riguardano l’accesso alle risorse naturali e il loro sfruttamento, lo sviluppo socioeconomico e non ultima la sostenibilità ambientale. Questi rapporti, tuttavia, servono anche per mettere in atto adeguate politiche che consentano di contenere l’esplosione demografica, essenzialmente mirate al contenimento della natalità nei paesi in via di sviluppo. Secondo, gli autori, sono due sono i fattori che consentono di diminuire il numero di figli per donna: un maggiore accesso ai contraccettivi e l’incremento del livello di scolarità delle donne.  

(Fonte: Le Scienze)