Storia D’Italia – Il primo attentato a Umberto I, Napoli 17 novembre 1878

Umberto I sale al trono nel gennaio del 1878. Allo scopo di presentare i nuovi sovrani ai sudditi, venne programmata una visita di stato nelle principali città del regno. Una delle tappe è Napoli, dove il Re rimane vittima di un attentato.

Racconta il biografo di Umberto I, Felice Venosta “Napoli si era accinta ad accogliere degnamente i Sovrani degnamente. Dal Mattino erano terminati i preparativi per la festa; eleganti alla stazione,decorosi e severi nelle vie doveva percorrere il corteggio… Dappertutto infiniti cartelli di evviva e di auguri al Re , alla Regina e al principe, e pennoni con fiori e bandiere nelle piazze. In Toledo e altrove spasseggiavano i balconi infiorati di margherite. Gli stessi fiori brillavano sul petto della gran folla, che sempre più animava i balconi e le vie. Alle 2 e 25 pomeridiane il cannone di Sant’Elmo dava il primo segno, che era seguito, cosa nuova, da un grido universale e da un battimano. L’esaltazione popolare non poteva più frenarsi, e si dimostrava spontanea e ingenua”.

Quando la regina scende dal treno le viene offerto un mazzo di fiori in un vaso di bronzo: è un omaggio reso possibile da una colletta fatta nei quartieri poveri di Napoli. Il corteo reale muove dalla stazione a passo per dirigersi verso il palazzo reale, nella prima carrozza si trovano Umberto, Margherita, il principe Vittorio Emanuele e il primo ministro Cairoli.

Ancora Venosta così descrive i drammatici momenti successivi: ” Il cocchio reale era giunto San Giovanni a Carbonara e la Carriera Grande , vie traversanti rioni popolari e poveri; moltissimi si premevano intorno ai Sovrani, che erano quasi isolati. Quand’ecco un uomo male in arnese, sottile di persona, feroce negli occhi, avente la mano avvolta in un panno rosso, si slanciò dalla folla allo sportello della carrozza; saltò sullo scalino del montatorio e cercò con un coltello di colpire il Re”.

l’attentatore è un cuoco di 29 anni, Giovanni Passanante, originario di Salvia, comune in provincia di Potenza, legato agli ambienti anarchici filo mazziniani, gli fu trovata addosso una bandiera rossa con scritto “Viva la Repubblica! Viva Orsini” e nel pugnale l’incisione “Viva la Repubblica Internazionale”. L’attentatore fallisce il colpo, non riesce che a scalfire il braccio di Umberto che alzatosi di scatto assesta col fodero della sciabola un colpo alla testa. Durante l’azione il primo ministro Cairoli rimane ferito ad una coscia.

Passanante viene catturato, gli inquirenti cercheranno di fargli confessare , anche utilizzando la tortura, un coinvolgimento “dell’Internazionale”, dichiarerà sempre di aver agito da solo. Processato nel marzo del 1879, verrà condannato a morte, la pena fu commutata, per intervento del Re, al carcere duro a vita. Passanante, dopo una reclusione inumana, morirà nel 1910 nel manicomio criminale di Montelupo Fiorentino.

foto: particolare dell’attentato – Civica raccolta di stampe A.Bertarelli, Milano.

Storia d’Italia di Arrigo Petacco

(Seby Pittera)