Storia d’Italia – Umberto II parte per l’esilio, 13 giugno 1946

La nazione è sull’orlo della guerra civile, il Re prende tempo e rifiuta di procedere al passaggio di poteri e aspetta il responso della Corte di Cassazione.

“E’ il 12 giugno: sono già trascorsi 10 giorni dal referendum. De Gasperi riceve una lettera da Umberto: il Re si dice disposto a collaborare, ma insiste nel voler aspettare il responso definitivo della Cassazione ribadendo la tesi che la maggioranza deve essere calcolata sul numero dei votanti e non sui soli voti validi. Il presidente del Consiglio ammette personalmente che l’obbiezione monarchica ha un fondamento, ma al punto in cui le cose sono arrivate non può permettere che tutto sia lasciato in sospeso. Riunisce quella sera il Consiglio dei ministri e finalmente viene presa la decisione: ” Il Consiglio dei ministri riafferma che la proclamazione dei risultati del referendum… ha portato automaticamente all’instaurazione di un regime transitorio durante il quale… l’esercizio delle funzioni di Capo dello Stato spetta ope legis al Presidente del Consiglio in carica”. Si può dire che sia finita. L’indomani l’ormai ex Re Umberto abbandona l’Italia raggiungendo in aereo il Portogallo. Guido Gonella (Ministro della pubblica istruzione), quel pomeriggio, scambia qualche parola con De Gasperi e lo trova disteso, a tal punto sollevato che , cosa rarissima per lui, sta fumando beatamente una sigaretta.

Il verdetto definitivo della Corte di Cassazione arriva soltanto il 18 giugno. Risolta in maniera faticosa, ma felice, la crisi del passaggio di poteri, l’attenzione si concentra sui risultati dell’elezione dei membri dell’Assemblea Costituente.

Storia d’Italia dall’unità a oggi – Arrigo Petacco

foto del 13 giugno 1946, Umberto II riceve gli onori militari da un drappello di corazzieri nei cortili del Quirinale