STORIE DI CANZONI Alberto Fortis – “La Sedia Di Lillà”

Nel 2010 il cantautore domese Alberto Fortis pubblica “Al. che fine ha fatto Yude”, racconto del proprio sogno di ragazzino talentuoso che suona la batteria, frequenta un esclusivo collegio e ascolta i Beatles. Parla di una famiglia meravigliosa che lo segue con amore e lo asseconda. Il padre, un medico vecchia maniera, nonostante abbia avuto Alberto a 52 anni, si dimostra capace di comprendere quel figlio così lontano dalla sua giovinezza e ne segue il percorso artistico fino al punto da non impedirgli di abbandonare gli studi di medicina.

Alberto Fortis perde la madre a soli 18 anni, ma ha la fortuna di essere circondato, come lui stesso dice, da una “tribù di affetti”, con le adorate sorelle maggiori, Giuliana e Patrizia e i loro figli, orgogliosi dello zio famoso cantante. Scrive Fortis: “Per una persona di forte indole artistica, perdere la madre in giovane età rimane un segno indelebile nella scrittura e nella poetica a venire, pensiamo a Mother di John Lennon».

Una parte in primo piano nella tribù di affetti di Fortis, è rappresentata dallo zio Ugo De Gasperis, fratello della madre e uomo a cui è ispirata la canzone “La sedia di lillà” pubblicata nel 1979.
Lo zio Ugo era la figura maschile di riferimento più importante per Alberto dopo suo padre. Era un uomo molto attivo: imprenditore, inventore, motociclista e velista, persona dinamica, geniale e piena di passioni. Alberto da bambino trascorre molto tempo con questo zio affascinante e ricco di sorprese, divertendosi moltissimo. Dopo una vita di lavoro Ugo va in pensione e si trasferisce a Noli sulla riviera ligure. Un giorno, mentre si trova in cima ad una scala per raccogliere delle albicocche nel suo giardino, perde l’equilibrio e cade rimanendo tetraplegico. Dramma su dramma per la vita di Alberto che ha già perso la madre giovanissimo.

A settant’anni Ugo era ancora dinamico e pieno di vita e da uomo iperattivo vita qual era, si ritrova a poter muovere solo la testa per cercare di essere capito. Non si muove e non parla più, ma è di tempra e spirito forte. Infatti, dopo qualche mese, riprende lentamente parlare e poi, dopo un lungo periodo di riabilitazione svolto in Inghilterra, ricomincia anche a muoversi un po’. Ancora qualche anno e riesce addirittura ad alzarsi in piedi sostenuto dalle stampelle. La sua vita va avanti in quella situazione ancora per vent’anni.

A differenza di quanto accade nella realtà con la vicenda dello zio Ugo, la canzone “La sedia di lillà”, prende una direzione diversa con un finale tragico che vede il suicidio del protagonista.
Dice Alberto Fortis: “Lo zio Ugo ogni tanto si lasciava andare, pregava che il signore lo portasse via, ma non lo fece.”
Immagine: Ragazzi raccolta della frutta – Francisco de Goya (1778)

Luigi Pennisi