STORIE DI CANZONI Lou Reed – “Walk on the Wild Side”

Il 23 agosto 1970 durante le fasi finali delle registrazioni per l’album “Loaded”, Lewis Allan Reed, detto Lou, lascia i Velvet Underground, il gruppo che aveva fondato con il prezioso contributo di Andy Warhol, e che nonostante il plauso e il sostegno della critica specializzata, non è mai arrivato al successo. Reed attraversa un periodo di sconforto al limite della depressione accentuato dal fatto che, dopo la fuoriuscita dai Velvet, il suo primo album da solista, “Lou Reed”, si rivelò un fiasco clamoroso con appena settecento copie vendute: un colpo durissimo per un artista di così alto livello. La carriera del rocker sembrava ormai giunta a un binario morto, quando un cantante che fa parte della sua stessa etichetta discografica, gli tende una mano che si rivelerà provvidenziale. All’apice del successo grazie a “Ziggy Stardust” e da sempre ammiratore di Lou Reed, David Bowie insieme a Mick Ronson si offre di produrre il nuovo album dell’amico.
Il nuovo album di Lou Reed si chiama “Transformer” ed esce nel 1972 e “Walk on the Wild Side” sarà il primo singolo estratto e porterà il rocker per la prima e unica volta a scalare le classifiche di vendita, ma soprattutto gli darà nuova linfa artistica e una benefica scossa da un punto di vista prettamente umano.
La canzone dipinge l’ambiente eccentrico e stravagante che ruotava intorno alla Factory di Andy Warhol, lo studio originario dell’artista situato a Manhattan, nel quale si trovavano a passare diversi ragazzi giunti a New York con grandi aspettative e che poi si ritrovavano sul marciapiede a prostituirsi. Il testo della canzone elenca una serie di personaggi realmente esistiti e conosciuti da Lou Reed: “Sugar Plum Fairy” è il soprannome dell’attore Joe Campbell, scomparso nel 2005, e per diversi anni compagno di Harvey Milk, militante politico del movimento di liberazione omosessuale. “Little Joe” è Joe Dalessandro, attore in diversi film prodotti da Warhol dopo un lungo periodo trascorso a battere il marciapiede; “Holly“, “Candy” e “Jackie” sono Holly Woodlawn, Candy Darling e Jackie Curtis, tutti artisti apparsi nel film di Warhol del 1972, “Women In Revolt”.
Il titolo del brano trae ispirazione dall’omonimo romanzo di Nelson Algren del 1956, pubblicato in Italia col titolo Passeggiata selvaggia, da cui Andy Warhol avrebbe voluto trarre un musical, tanto da chiedere a Reed la scrittura di tre canzoni. Il progetto poi sfumò, ma Lou si ricordò di questo titolo quando scrisse la canzone.
Nell’agosto del 1972 presso i Trident Studios di Londra la canzone viene registrata. L’intero brano viene cucito su un trascinante doppio giro di basso suonato da Herbie Flowers, session man tra i più richiesti e noto per la sua modestia al punto che per la sessione di registrazione venne pagato 17 sterline. Il finale del brano è arricchito da un assolo di sax ad opera del jazzista Ronnie Ross che nei primi anni ‘60 era vicino di casa di David Bowie. Quest’ultimo, all’epoca dodicenne, chiese insistentemente a Ross di dargli lezioni per imparare a suonare lo strumento, cosa che alla fine avvenne.
Il 24 novembre 1972 su insistenza di Bowie e nonostante le perplessità di Lou Reed, viene pubblicato il singolo. I timori di Reed vertono sui contenuti del testo che facendo esplicito riferimento all’omosessualità, alla droga e al sesso orale, potrebbero causare la censura da parte delle radio. Ma il caso volle che i funzionari della BBC non si accorsero di quelle esplicite allusioni tanto che la canzone ebbe una frequente diffusione radiofonica raggiungendo il decimo posto nella classifica inglese dei singoli.
Negli Stati Uniti invece esce nel febbraio 1973 e la eco proveniente da Regno Unito fa si che la sua fama preceda la canzone stessa provocando una rigida censura: la canzone viene trasmessa spesso, ma al posto delle frasi ritenute più scandalose, vengono inseriti una serie di bip.
Dopo la morte di Lou Reed avvenuta nel 2013, la canzone ha ripreso vita scalando nuovamente le classifiche di molti Paesi.
Fra le innumerevoli cover di “Walk on the Wild Side”, non poteva mancarne una italiana, cantata da Patty Pravo con il titolo “I giardini di Kensington”, ma con un testo completamente estraneo all’originale.

Immagine: Lou Reed e David Bowie

Luigi Pennisi