STORIE DI CANZONI Migliacci – Lusini – “C’era un ragazzo (che come me amava i Beatles e i Rolling Stones)”

Nel 1966 Mauro Lusini, ventunenne cantautore senese, si presentò dall’esperto discografico Franco Migliacci per proporgli una canzone sulla guerra del Vietnam. La canzone diventerà uno di brani più celebri di Gianni Morandi che proprio in quel periodo, cercava di dare una svolta al proprio repertorio, fino ad allora caratterizzato da uno stile spensierato e giovanile per poi passare al melodico.
“In quel periodo io cantavo delle canzoni molto melodiche e tradizionali, come La fisarmonica, In ginocchio da te, Non son degno di Te, Se non avessi più te…Arrivò questo ragazzo da Siena, Mauro Lusini, con questo brano cantato in un inglese un po’ maccheronico.
Franco Migliacci, nel giro di dieci minuti, in maniera molto rilassata e sentita, scrisse questo testo. Eravamo in piena guerra del Vietnam e lui la scrisse così come gli venne, non cambiò, credo, nemmeno una parola. Poi me la fecero sentire… Io mi innamorai disperatamente della canzone e decisi, io per la prima volta, che volevo farla (fino ad allora era Franco che decideva). Lottai moltissimo e un po’ anche contro la discografia, che non voleva sentirmi cantare canzoni di protesta, e poi contro la censura della RAI, perché la canzone diceva ‘…adesso è morto nel Vietnam’. La canzone andò in onda un po’ di volte alla radio ma, per le esibizioni alla televisione, fummo costretti a sostituire il Vietnam con rattattatta”.
(Gianni Morandi intervistato da Vincenzo Mollica)
“C’era un ragazzo” rappresentava la canzone ideale per placare le pressioni che Morandi riceveva dal movimento beat che lo invitava ad repertorio che comprendesse temi sociali e canzoni di protesta.
La casa discografica temeva un insuccesso prefigurando la circostanza che Morandi potesse perdere buona parte del suo pubblico, quindi prudenzialmente, decise di inserire la canzone come lato B del 45 giri il cui lato A era rappresentato da una bella canzone d’amore, una cover di Neil Diamond (Solitary Man) dal titolo “Se perdo anche te”. I risultati di vendita diedero ragione ai discografici, ma “C’era un ragazzo” entrò comunque al decimo posto delle classifiche di vendita.
La canzone fu immediatamente presa di mira della censura televisiva per i versi “mi han detto va nel Vietnam e spara ai Vietcong”, e per l’atmosfera antiamericana che permeava il testo. Si arrivò persino ad un’interrogazione parlamentare nella quale ci si chiedeva come “si permettesse ad un autore di musica leggera di criticare la politica estera di un paese amico come gli Stati Uniti”. A dir poco ridicoli furono i suggerimenti da parte di funzionari della Rai che, nel corso di trasmissioni televisive in cui era in scaletta il brano, proponevano di sostituire le parole incriminate (Vietnam e Vietcong) con Corfù e Cefalù; Franco Migliacci non volle saperne e propose a Morandi di cantare, mettendo così in risalto l’avvenuta censura, “gli han detto va’ nel tatatà e spara ai tatatà”. E Morandi fece proprio così.
“C’era un ragazzo” divenne poi un cavallo di battaglia di Joan Baez, immancabile nella scaletta delle sue tournées durante le quali la cantava in italiano.
La canzone che parla di un giovane sradicato dalla propria terra per essere mandato in guerra, a causa della sua drammatica attualità, diventerà un classico inno antimilitarista.

Immagine: Salvador Dalì “Volto della guerra” (1940)

Luigi Pennisi