STORIE DI CANZONI Radiohead – “Creep”

Non è cosa rara che tanti artisti dopo qualche tempo, si trovino a odiare alcune canzoni del proprio repertorio, convinti che il valore attribuitogli dopo la composizione e le prime esecuzioni, sia svanito nel nulla. Si tratta quasi sempre di brani che diventano delle hit e che sono conosciute da tutti, anche da coloro che non sono fan dell’artista o della band in questione. Ne nasce così un’ identificazione tra artista e canzone che spesso costringe l’artista a inserire malvolentieri la canzone nella scaletta dei concerti. Ecco spiegato “l’odio” che l’artista finisce per provare nei confronti della sua hit.
Una cosa del genere è accaduta a “Creep”, brano del 1993, tratto dal primo album dei Radiohead, “Pablo Honey”, brano che è diventato uno dei più famosi della band di Oxford.
Tom Yorke, frontman della band e autore di “Creep”, dichiara apertamente di essersi pentito di averla scritta definendola “spazzatura” e rifiutandosi di suonarla dal vivo fino al 2016, quando la band fu “costretta” a rimetterla saltuariamente in scaletta. Pare che il merito di questa decisione sia da attribuire ad un fan molto ostinato che, durante un concerto, continuava a urlare verso la band, reclamando con insistenza l’esecuzione di “Creep”. Fu allora che non appena Tom Yorke accennò le prime note del brano, ci fu un’incredibile ovazione.
Racconta Yorke: “Ci siamo detti ‘Vediamo qual è la reazione, giusto per vedere come va. Le canzoni attraversano delle fasi nelle quali non sembrano appropriate ma poi tornano a esserlo”.
Altra ragione che spinse i Radiohead a tentare un allontanamento da Creep, fu la presenza di numerosissime cover: da Prince a Tori Amos, da Kevin Bacon a Curtney Love passando per uno sdolcinato videoclip interpretato da Johnny Depp e Charlotte Gainsbourg. In Italia, nel 2009, ci pensò Vasco Rossi a pubblicare una rivisitazione di “Creep” cui diede come titolo “Ad ogni costo”, con un testo completamente rivisitato. Le dure reazioni dei fan dei Radiohead furono immediate, così come le accuse di plagio, ma il rocker emiliano aveva anticipatamente previsto e programmato tutto: “Il testo che ho scritto l’ho fatto ascoltare a Thom Yorke dei Radiohead che lo ha trovato di suo gradimento tanto da concedermi i diritti per realizzare questa nuova edizione in italiano. Forse molti non sanno che non si possono cambiare le parole ad una canzone se ciò non è permesso dall’autore originale del pezzo. Non è una traduzione fedele del testo originale ma una mia interpretazione personale della musica che considero una delle più belle degli ultimi vent’anni. Sono anch’io un fan dei Radiohead e volevo metterci un testo in italiano per renderla mia. Ad ogni costo, appunto, accettando consapevole il confronto con l’originale che è un capolavoro.” Poi rivolto ai fan dei Radiohead che l’avevano attaccato pesantemente, continua: “A quei ‘quattro gatti’ che si auto definiscono fan dei Radiohead che mi hanno dichiarato guerra e mi insultano perché, secondo loro, non avrei dovuto toccare ‘Creep’, ricordo che la musica è arte e i musicisti si possono amare o detestare ma non sono delle squadre di calcio per cui tifare. La verità più importante è che gli artisti sono, fortunatamente, liberi di fare quello che vogliono con la loro arte. Niente e nessuno li potrà mai fermare. Non ci riesce ‘il potere’, figuratevi l’intolleranza o l’infantile integralismo musicale di qualche… ‘creep’ che scrive sulla rete. Non siate ridicoli e statemi bene.”
Da un punto di vista musicale, ciò che caratterizza “Creep”, sono le cosiddette “dead notes” (note morte) ovvero delle note non suonate alla chitarra che si ottengono con la mano sinistra del chitarrista che stoppa le cordes sfiorandole, in modo da non farle vibrare ottenendo un suono percussivo. Jonny Greenwood, il chitarrista della band, ha dichiarato di averlo fatto perché riteneva che l’atmosfera della canzone fosse troppo tranquilla e quindi ha colpito le corde in modo deciso, ricavando un rumore particolare e insolito. Quegli accordi stoppati sono diventati il tratto più riconoscibile del brano.
La canzone (to creep: strisciare) parla del tormento interiore dell’autore e della paura e delle brutte sensazioni avvertite verso tutto ciò che striscia. Il termine diventa un sostantivo che indica la persona che provoca una sgradevole sensazione. “Creep” è, in poche parole, una persona sgradevole, un subdolo, un infido qualcuno che preferiremmo non ci fosse, e nonostante il testo lo lasci supporre, la canzone non si riferisce a una donna, ma a un aspetto del nostro carattere che teniamo nascosto. Viviamo mostrando solo il lato luminoso del nostro io nascondendo le ombre del nostro carattere.
Il singolo inizialmente venne accolto con freddezza e giudicato troppo triste e poco adatto alle radio. La band venne etichettata come alternativa e underground fino a quando piuttosto sorprendentemente, “Creep” diventò un successo specie negli Stati Uniti e pare che il merito sia da attribuire ad un college californiano che inserì la canzone in una playlist radiofonica. “Creep” diventò velocemente una hit di rock alternativo.
Volume a palla!

Immagine: Tom Yorke

Luigi Pennisi