STORIE DI VINILI Jethro Tull – “Thick as a Brick”

Nei primi anni ‘70 l’Inghilterra diventa la capitale mondiale del genere musicale rock-progressive. I Genesis preparano il loro terzo album “Nursey Crime” (1971) e molte altre band si affacciano sul panorama progressive: King Crimson, Pink Floyd, Jethro Tull e Caravan fra tutti, seguiti in Italia dalla Premiata Forneria Marconi e il Banco del Mutuo Soccorso. Alcune di queste band si orientano verso la produzione dei cosiddetti concept album, caratterizzati da un filo logico narrativo che unisce le varie canzoni, Il concept-album ambisce a distinguersi elevandosi a qualcosa di superiore rispetto al classico album inteso come contenitore di canzoni slegate l’una dall’altra. I Jethro Tull sono reduci dal grandissimo successo ottenuto grazie al loro album “Aqualung”, osannato dalla critica e apprezzatissimo dal pubblico. Con questi presupposti la band si mette all’opera per un nuovo lavoro e intraprende per la prima volta il percorso per la realizzazione di un concept-album che prenderà il nome di “Thick as a Brick” (Ottusi come un mattone).
Con questa scelta la band soddisfa gli estimatori dei concept-album, ma contemporaneamente li prende sottilmente in giro (pare che il titolo dell’album sia riferito a questi ultimi). Il frontman della band, Ian Anderson, insieme agli altri componenti, decide di creare “la madre di tutti i concept-album” e sceglie la via della satira anche per sbeffeggiare il progressive stesso. L’album è composto da due soli brani, due suite di circa venti minuti ciascuna che riempiono i due lati: Thick as a Brick, Part I e Thick as a Brick, Part II. L’introduzione dall’atmosfera folk è espressa magistralmente dalla chitarra acustica e dal flauto suonati da Anderson. Arriva poi la memorabile linea di testo “And your wise men don’t know how it feels, to be thick as a brick” (I vostri uomini saggi non sanno come ci si sente ad essere ottuso come un mattone). Dopo qualche minuto entra la chitarra distorta di Martin Barre sostenuta da un’impeccabile sezione ritmica sulla quale si sviluppano i virtuosismi di John Evan alle tastiere. La suite poi prosegue il suo sviluppo senza aver mai un momento di calo, ma solo leggere variazioni di stile e ritmiche capaci di affascinare anche l’ascoltatore più diffidente.
Il lato B dell’album inizia in modo più frenetico fino a giungere ad uno stacco per un assolo di batteria sul quale si inseriscono bizzarri interventi del flauto di Ian Anderson. Il sound poi diventa più complesso e sperimentale ed è accompagnato da frasi parlate registrate per poi tornare allo stile folk acustico che apriva la parte 1. Quindi è tutto un susseguirsi di brevi stacchi, improvvisi cambi di stile, fitti dialoghi strumentali fino alla conclusione con l’iconica frase: “And your wise men don’t know how it feels, to be thick as a brick”. Risulta impossibile poter descrivere nei dettagli lo sviluppo musicale di questa suite, veramente unica nel suo genere; tre quarti d’ora di sound acustico-elettrico ricco di straordinarie invenzioni ed equilibrismi sorretti dall incisiva chitarra folk e dal personalissimo canto di Ian Anderson.
Il progetto ambizioso di superare o almeno eguagliare il successo del precedente album “Aqualung”, viene realizzato: “Thick as a Brick”, quinto album dei Jethro Tull, viene pubblicato il 3 marzo del 1972 e ottiene un enorme successo di vendite e un plauso da parte della critica che lo pone in testa nella classifica dei concept-album.

Immagine: Ian Anderson

Luigi Pennisi