ZTL, la vivibilità è una cosa seria

ACIREALE – La questione legata alla mobilità interna cittadina non può essere scissa dal concetto più esteso di vivibilià. I criteri per rendere una città più ospitale e maggiormente appetibile per la produzione di bene e servizi atti a mettere in moto processi virtuosi di microeconomia sono ormai descritti in numerose pubblicazioni e presenti in centinaia di esperienze nei Comuni di tutto il mondo a prescindere dalle loro dimensioni.

La pulizia delle strade cittadine è il primo passo per la definizione di vivibilità e accoglienza. Pulizia e scerbatura sono componenti che rendono un luogo piacevole e dignitoso così come il recupero delle facciate vetuste e logorate dal tempo e stessa cosa per la pubblica illuminazione e le varie forme di arredo urbano. Nelle nostre vie principali, e non solo, vediamo sempre sporcizia per le strade, numerosi muri e facciate che sembrano essere state perforate dai mortai e da mille pallottole impazzite. Così come la publbica illuminazione che presenta ai cittadini e ai visitatori un’immagine di decadenza assoluta e di totale assenza di manutenzione e di ogni riferimento al risparmio energetico, un vero insulto alla bellezza.

Il trasposto pubblico deve sostenere la chiusura del centro al traffico veicolare privato ma sono decenni che non riusciamo a comprare un paio di navette non inquinanti che avrebbero dovuto collegare il centro con i parcheggi di scambio (Livatino e Cappuccini, Stazione FFSS) in modo tale da favorire tutti quelli che dalle periferie o dalle frazioni avrebbero voluto fruire del centro storico. Invece questo servizio dalle nostre parti è ancora un progetto irrealizzato in qualche modo avveniristico e comprendere e sopportare che viviamo in una città dove non esiste il trasporto pubblico non inquinante che dovrebbe favorire l’abbandono del mezzo privato è ancora una battaglia da intraprendere e vincere.

La riconversione. Il mercato elettronico, i megastore e i supermercati dettano la legge del mercato. Potenti multinazionali sono i padroni di fasce mercato ampissime e non temono certamente la concorrenza del piccolo imprenditore che cerca di farsi strada per riuscire a vivere in questa giungla senza regole e senza pietà. Le piccole attività del centro storico devono, per continare a vivere, proporre prodotti di alta qualità e mettere a disposizione un’accoglienza più intima fattore che i grandi magazzini non possono contrastare. E’ necessaria la riconversione quindi che punti ad intercettare una clientela medio alta e che proponga prodotti più difficilmente reperibili nel caos della grande distribuzione. La piccola impresa deve anche comprendere che risiede nella vivibilità e nel piacere di vivere il centro la grande potenzialità per far crescere il business. In questo campo siamo lontani anni luce, si continua a puntare sul cliente walk in che passa prende un caffè al volo e scappa via magari con l’automobile lasciata in doppia fila. Stress, ansia, nevrosi e velocità non sono gli elementi che contraddistinguno la vivibilità dei centri storici al contrario producono una dinamica sociale nevrotica e rabbiosa.

La ztl, la vivibilità, la bellezza sono il frutto della programmazione, della lungimiranza e della concertazione tra un’amministrazione con le idee chiare e un management illuminato. Siamo lontani da questi pressuposti, troppo lontani.

(mAd)