Acigreen Way- le Riserve Naturali Siciliane Ricche e la Timpa Cenerentola – Parte II

La recente diatriba legata alla gestione del percorso di AciGreenway, riporta l’attenzione sulla nostra riserva della Timpa di Acireale, di cui Acigreenway fa parte, e dell’annosa questione dei fondi di gestione.

Il Comune di Acireale ha cercato di esternalizzare i costi di manutenzione e gestione del nuovo tracciato ciclabile, i cui lavori si sono conclusi nel novembre dello scorso anno e di cui si attende la prossima apertura, lo ha fatto con un bando che puntava ad attrarre i privati delegando loro i costi di manutenzione ordinaria, bando che ha visto partecipare una sola azienda poi esclusa per mancanza dei requisiti.

Il tentativo di spostare sul privato la gestione di un bene pubblico, è una modalità molto diffusa negli ultimi anni ma richiede un’attenta attività di progettazione dei bandi, in cui l’interesse pubblico prevalente deve incrociare la convenienza del soggetto privato, in un equilibrio di partenariato pubblico-privato in cui entrambi i soggetti ne traggono un vantaggio, la gestione per il pubblico ed il profitto per il privato.

Fallito il bando il comune riprova a sentire le Associazioni, che riunite e coordinate da Carapaci – laboratorio di comunità delle Aci, tornano ad offrire la propria collaborazione per la parte di promozione turistica ed ambientale ma la questione sembra arenarsi sulla questione economica, il Comune infatti non sembra intenzionato ad investire sul percorso appena realizzato e l’ente gestore, Azienda foreste demaniali della Sicilia, lamenta scarsità di fondi chiamandosi fuori.

Eppure le riserve naturali in Sicilia ricevono annualmente fondi destinati alla loro gestione, nel corso del 2019 la Regione Sicilia ha finanziato con decreto dell’Assessorato Territorio e ambiente le riserve naturali gestite dalle associazioni ambientaliste e dall’Università di Catania con 2.639.133,51 euro

In questi fondi troviamo il Club Alpino Italiano con €284.287,62 che gestisce alcune riserve prevalentemente costituite da grotte carsiche, il Cutgana ente para universitario che preleva dal bilancio regionale € 533.911,86 per la gestione di 7 riserve naturali anch’esse prevalentemente ubicate in grotte dell’area siracusana, del complesso lavico di San Gregorio e la più nota riserva marina dei Ciclopi ad Acitrezza.

Poi troviamo le big delle associazioni ambientaliste che prendono rispettivamente circa € 600.000,00 per Legambiente e quasi €700.000,00 per il WWF, mentre la LIPU si ferma solo a € 449.636,07.

Questi fondi vengono erogati per le attività di tutela e vengono assegnati a seguito della presentazione di un piano di gestione, previsto dalle norme istitutive delle riserve che la regione Sicilia ha concesso in convenzione alle associazioni ambientaliste, che sono pur sempre un soggetto privato.

A cosa servono questi fondi?

I fondi servono prevalentemente a pagare stipendi, che detto così pare brutto, ma di questo si tratta, viene retribuito il personale di gestione tra cui il direttore e parte del comitato di gestione e viene retribuito in maniera minoritaria il personale addetto alla vigilanza ambientale, spesso in un ruolo equivoco tra volontariato e rimborso spese. Solo una parte dei fondi viene destinato agli scopi di tutela ambientale ed ancor meno alla fruizione turistica in senso stretto, sentieri attrezzature, centri visite, ecc.

Per molte di queste riserve si tratta di gestire delle aree sconosciute alla stragrande maggioranza dei cittadini, non saprei infatti quanti siciliani conoscano la grotta Monello in provincia di Siracusa che prende 144.000,00, circa 1.400€ per ogni pipistrello presente nella cavità carsica chiusa al pubblico, speleologi compresi.

Non tutti conosceranno le bellezze celate dalla grotta della Palombara, in territorio di Melilli anche perché per accedervi occorre calarsi in un pozzo di una ventina di metri con attrezzature speleologiche ed addestramento specifico. Per mia fortuna facendo speleologia da qualche decennio, ho avuto il piacere di esplorare la grotta ben prima dell’istituzione della riserva, quando si poteva decidere insieme ad altri amici speleologi di esplorare la cavità liberamente e senza compilare moduli e chiedere permessi.

Visitando il sito adesso, almeno in esterna in quanto non amo richiedere permessi per accedere alle aree pubbliche, non mi è sembrato meno protetto dal punto di vista ambientale di quanto poteva apparire vent’anni fa, ed a parte i numerosi video e la cartellonistica disponibile in loco, non saprei giudicare se il continuo esborso economico pubblico per tutelare una grotta sia utile oppure no, di sicuro un luogo accessibile solo ad speleologi esperti, così come tanti altri luoghi oggi tutelati, sono giunti a noi proprio per la tutela che è stata dedicata loro ben prima del “business” della protezione ambientale .

Lo stesso ragionamento si potrebbe estendere alla “grotta di Carburangeli” gestita da Legambiente con 141.188,69 o la riserva “lago sfondato” che, probabilmente, alla maggioranza dei siciliani non saranno molto note, ma alla ragioneria generale della Regione Sicilia si.

La nostra Timpa invece con le sue meravigliose discese ed i sentieri a picco sul mare quanto riceve dal fondo regionale?

La Timpa di Acireale è fuori dal giro degli enti di gestione privata in convenzione, essendo la stessa gestita direttamente dalla Regione attraverso l’Azienda foreste demaniali, che dalla sua costituzione si occupa della gestione pubblicando periodicamente il piano di gestione previsto dalle norme, un piano molto articolato di cui ci occuperemo in dettaglio nelle prossime pagine.

Fabio D’Agata