AD ACIREALE, “LA FELICITÀ SI RACCONTA SEMPRE MALE” DI GAUDENZIO SCHILLACI

Nell’incantevole scenario del cortile “Mirto” ad Acireale, venerdì sera si è svolta la tanto attesa presentazione del libro “La felicità si racconta sempre male” dell’autore catanese Gaudenzio Schillaci.

Emozionato e felice per il ritorno nella sua terra di Sicilia, ci accoglie affettuosamente e in un attimo è come se ci conoscessimo da sempre. Devo essere sincera, Gaudenzio non è come appare ma è di più, un meraviglioso personaggio che possiede un notevole grado di cultura, non solo letteraria, ma anche cinematografica e musicale, oltre ad essere un bravissimo autore e lo ha dimostrato con questa sua opera prima che mette il lettore subito a proprio agio con una scrittura netta, scattante e che lo tiene ancorato alla lettura fino allla fine.

L’autore, disponibile e simpaticissimo, ci parla un pò della sua fatica letteraria e lo fa con la semplicità che lo contraddistingue: “Questo romanzo parte dal genere “noir”, poi ho cercato di venire a capo di un discorso più ampio che diventa amoroso ma anche metaforico. L’idea era quella di raccontare le difficoltà comunicative dell’essere umano contemporaneo, ambientato in un passato poco remoto, nel 2017, e racconta la quotidianità, la difficoltà che si ha a stabilire empatia tra le persone e soprattutto nel protagonista, il commissario Bovio. L’idea era quella di raccontare una metafora del prototipo dell’intellettuale di oggi in Italia, una persona che non riesce a sfondare una cortina piena di retorica e banalità in cui sono pochi quelli che riescono a saltare oltre. È un romanzo che parte dal noir ma per me è una storia d’amore. Ambientato in una Catania contemporanea, che con i suoi tanti volti, le sue tante sfaccettature, i suoi tanti quartieri popolari e il suo centro storico, bello, importante, magnifico, e ancora, con i suoi cunicoli e la sua periferia, luoghi differenti che non sono totalmente separati ma si incrociano continuamente per sfociare l’uno nell’altro, quasi ad abbracciarsi.
Un pensiero lo rivolgo anche a “Sicilia niura”, progetto messo in piedi con altri tre autori : Rosario Russo, Alberto Minnella e Sebastiano Ambra, autori tutti siciliani, e l’idea è quella di oltrepassare un pò la concezione dello scrittore come lupo solitario, chiuso in camera che parla da sé e per se, l’intento di questo collettivo è invece quello di fare gruppo, di offrire quanti più talenti possibili, idea nata anche all’intercessione di Alfio Grasso “Algra editore”, che ci ha affidato questa collana che vedrà la prossima uscita a settembre con la raccolta di racconti di Rosario Russo.”

Lo scenario di Mirto con la sua particolare atmosfera ideale per per eventi legati alla cultura e all’arte, rende il tutto incantevole e le storie che si ascoltano diventano magia. Come magia è stata l’arte rappresentata dal maestro Alosha che con la sua “danza streusa” ha donato al folto pubblico presente la sua arte, ovvero comunicare al mondo attraverso la sua danza, la bellezza e la cultura della sua terra. Un vero maestro che ogni volta attraverso la sua innata bravura , ci fa vivere con i movimenti del suo corpo un meraviglioso viaggio nella memoria artistica che fa parte del suo bagaglio culturale.

Bravissimo l’amico Rosario Russo nel ruolo di relatore della serata, che introduce una descrizione del libro dell’amico Gaudenzio, parlandone con la vera passione di colui che ha amato veramente quelle pagine. E in un momento cosi difficile, quello che stiamo vivendo, il Mirto è diventato un luogo prezioso e soprattutto un contenitore d’arte, grazie anche alle bellissime esibizioni del maestro Alosha.
“Conosco Gaudenzio da circa un anno e mezzo”, continua Rosario Russo, ” un’amicizia nata per caso ma col tempo abbiamo stretto un legame di reciproca stima e rispetto profondo. Sono stato molto felice di essere stato tra i primi a leggere questo romanzo “La felicità si racconta sempre male”. Sono rimasto piacevolmente colpito dalla maturità della sua scrittura e, da scrittore nuarista, dico che questo genere ha bisogno di un cambiamento profondo, essendo il “noir” quella finestra privilegiata dalla quale noi tutti osserviamo la realtà ma succede che il mondo cambia di giorno in giorno, la società diventa sempre più complessa per cui il genere “noir” deve provare ad esplorare nuove rotte narrative, deve abbracciare tanti più generi e Gaudenzio questo passo coraggioso è riuscito a compierlo alla perfezione. Il “noir” secondo il mio modesto parere deve essere in grado di affascinare non solo gli amanti del genere ma anche chi non conosce o non è appassionato del “Giallo – poliziesco”. L’autore ci è riuscito tramite la sua tecnica narrativa molto originale, prendendo spunto dalla sua immensa cultura cinematografica e musicale e soprattutto grazie alla tecnica del linguaggio usato, e poiché la società cambia continuamente, bisogna sperimentare nuove forme di linguaggio, quello che appunto ha fatto l’autore parlando la lingua dello schiavo, che è quella che permette al genere di andare oltre e di fare un passo avanti.”.

L’autore durante la serata ha voluto puntualizzare e soffermarsi sul discorso del linguaggio al quale faceva riferimento l’amico Rosario.”
Il linguaggio per me è molto importante”, afferma Gaudenzio Schillaci, “è una questione che mi sta molto a cuore perchè ad oggi pare che ci siano delle parole che hanno diritto d’esistere e altre che invece questo diritto non ce l’hanno ed è,dal mio punto di vista, una retorica stupida perchè tutte le parole hanno uguale dignità, uguale senso e soprattutto possono avere chiavi di lettura diverse. Facile parlare oggi di volgarità e questo discorso della lingua nel 2020 è di fondamentale importanza perchè non ci si può più scandalizzare davanti ad una parolaccia o quella che viene definita parolaccia perchè è un discorso da Medio Evo culturale. Quello che ho cercato di fare io è dare dignità a tutte le parole, perché ad oggi non abbiamo più strumenti per poter parlare nello stesso modo in cui ci sentiamo, perchè se uno è arrabbiato non può trovare una parafrasi elegante per esprimere il proprio stato d’animo ed ecco che per questo motivo che continuo a sostenere che tutte le parole hanno uguale dignitá, bisogna togliersi dalla testa questo discorso retrogrado e medievale per cui ci si può sentire offesi dalle parole. Le parole non offendono ma sono i concetti espressi che offendono, soprattutto i concetti fascistoidi di certa borghesia.”.

Di seguito riportiamo il link con una intervista fatta all’autore, Gaudenzio Schillaci, proprio dopo pochi giorni dell’uscita del suo romanzo “La felicità si racconta sempre male” grazie all’aiuto dell’amico e scrittore Rosario Russo.

AD ACIREALE ” LA FELICITÀ SI RACCONTA SEMPRE MALE” ROMANZO DELLO SCRITTORE GAUDENZIO SCHILLACI

Graziella Tomarchio