Cable Park Acireale – Allevamento di pecore sul suolo Comunale

Camminando lungo la stradella dei terreni in cui sorge l’impianto di quello che avrebbe dovuto essere il Cable Park di Acireale, si ha l’impressione che la natura voglia provare a restituire bellezza ad un luogo che la burocrazia ha condannato all’inesistenza.

Probabilmente si tratta dell’unica zona umida di Acireale, in cui grazie all’invaso dell’impianto, è possibile osservare numerose specie di uccelli che sembrano aver trasformato i canneti, sorti tra una conferenza dei servizi ed una sentenza al Tar, nel loro habitat naturale. Le ombre dei grandi alberi che proteggono l’isola centrale ed il suo profondissimo pozzo artesiano, scavato quando la proprietà era ancora del potente imprenditore dei supermercati, si riflettono nelle placide acque verdastre increspate dal vento e su cui volano stormi di rondini.

Se nessuno ti raccontasse la complicata lex-story che sta dietro questo angolo di paradiso, si riuscirebbe a stento a comprendere che su queste acque calme di laguna, si giocano probabilmente le sorti di un contenzioso dagli esiti imprevedibili, che vede contrapposta la società proponente, la Wake surf center srl ed il comune di Acireale, la prima rea di aver voluto correre un pò troppo in fretta con le opere realizzate rispetto alle autorizzazioni in loro possesso, il secondo invece capace di applicare la confisca di oltre settantamila mq per un abuso che potrebbe rivelarsi inconsistente o quantomeno molto ridimensionato.

A nulla è servita l’assoluzione della Procura della Repubblica di Catania, che nel maggio del 2019 dopo essere stata investita del compito di accertare la parte penale della vicenda, scrive a chiare lettere che nessun abuso sembra essere stato commesso e che l’interlocuzione tra l’amministrazione comunale e la società è stata scandita da “lentezza ed approssimazione”, due parole che ad Acireale lasciano spesso il segno sul territorio.

Nemmeno il Tar che in parte ha riconosciuto le ragioni della ditta seppur rimandando agli organi comunali la soluzione della vicenda non rileva “insiemi sistematici di abusi” bensì singole inadempienze da valutare caso per caso, tra queste spiccano i due basamenti in cemento che sostengono i tralicci, che essendo in una parte di terreno vincolato, andrebbero demoliti per il comune e semplicemente rivestiti in pietra per la ditta.

Questioni giuridiche molto sfumate che in un territorio devastato dalla speculazione edilizia e dall’assenza di programmazione urbanistica, stridono per l’eccesso di zelo con cui il comune si è arroccato sulla vicenda, offrendo solo alcune vie d’uscita nel corso degli anni che la ditta ha considerato sempre poco credibili, mentre nel frattempo, confiscava l’intera proprietà ai soci della Wake surf center srl, diventando di fatto proprietario del fondo con tutte le responsabilità che questo comporta.

Nel fondo infatti esiste da molti decenni un allevamento di pecore, del quale non siamo certi sulla reale regolarità in materia sanitaria ed amministrativa, un allevamento in cui sembrerebbe attiva un’attività casearia e forse anche di trasformazione.

Recentemente un allevamento di pecore similare è stato sequestrato nella zona della Gazzena in quanto sconosciuto alle autorità, nonostante le pecore pascolassero da decenni in piena zona di riserva naturale e senza alcun nulla osta da parte degli enti posti a tutela.

La Wake surf center, dopo l’acquisizione dei terreni dal curatore del Tribunale, aveva manifestato la volontà di “regolarizzare” l’allevamento, dotandolo di quanto necessario per le norme sanitarie vigenti, salvo poi abbandonare anche questo progetto di fattoria didattica per il sopraggiunto sequestro di tutta l’area su cui insiste l’impianto acquatico.

Oggi ad essere proprietario del fondo su cui sorge l’allevamento è il comune di Acireale, che in applicazione delle norme urbanistiche ha acquisito l’area al proprio patrimonio, evitando però di verificare cosa vi accadesse all’interno, dallo scarico di rifiuti pericolosi alle attività casearie, al deposito di scarti di lavorazione.

Una complicata vicenda, che sembra destinata a spostarsi nuovamente in Procura, accertato infatti il sequestro di documentazione inerente il cable park da parte degli inquirenti, avvenuto nel febbraio di quest’anno e sembrerebbe proseguito alcuni giorni addietro, attività della Magistratura inquirente a cui si affianca quella della Magistratura Amministrativa a cui la ditta si è rivolta e che ha disposto lo scorso 24 marzo un primo importante sopralluogo da parte del CTU incaricato di dirimere l’annosa vicenda .

Il 16 giugno prossimo, infatti, il CGA di Palermo dovrebbe esprimersi in una nuova udienza, che potrebbe essere preceduta da nuovi risvolti legati alle indagini intorno a quella che sarebbe dovuta essere una storia di ambiente, di sport e di rilancio di un territorio e che sta diventando la premessa per un colossale fallimento economico.

Fabio D’Agata