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Home#sottopressioneCaro Fontanesca, a che serve scaricare le proprie colpe sugli altri?

Caro Fontanesca, a che serve scaricare le proprie colpe sugli altri?

Caro Fabio, ho visto ed ascoltato con attenzione il tuo intervento in Consiglio Comunale di giovedì sera e considerata la stima e il rispetto che credo reciproci, mi permetto di fare alcune considerazioni sullo stesso provando ad argomentare perché mi trovo sostanzialmente in disaccordo.

Non trovo condivisibile quello che mi pare sia stato il tentativo di evidenziare più le colpe della “politica del commissariamento”, che attribuisci agli avversari, che gli errori che sono stati fatti da voi, dalla vostra parte. Insomma manca una sorta di autocritica che mi sarei aspettato di sentire da te. Da quella si parte, se vogliamo essere sinceri fino in fondo.

Capisco che pronunciare la fatidica frase “abbiamo sbagliato” sia difficile  in politica, specie se uno non c’entra un bel nulla. Eppure a volte, quando cioè rappresenta una verità del cuore, è l’unica vera via d’uscita che è ammissibile se vogliamo cambiare le cose in questa nostra città. E gli errori dalle tue parti ci sono stati. Tu non li hai visti?

Vedi se io subentro nella gestione di un negozio che mi viene lasciato con dei debiti (quanti non saprei, ma per il mio ragionamento non è così importante saperlo) la prima cosa che faccio è quella di accertarmi dello stato delle cose inerenti il negozio e magari, se devo rilanciarlo, fare le scelte del caso. 

A casa mia, se non si tratta di problemi legati alla salute che vengono prima di tutto, si cerca di risanare il pregresso prima di fare ulteriori spese. A me non sembra che nel caso specifico sia stato così. 

Se conoscevate il debito, si è sbagliato a non ripianarlo prima di fare ulteriori scelte. Se non lo conoscevate, ci si accertava per bene prima di prendere delle decisioni ed agire. In fondo il Carnevale non è un’emergenza-urgenza della Città, pur trattandosi della manifestazione più importante della stessa. Insomma, si sarebbe potuto operare con più calma.

Si è scelto di far pagare un ticket? Benissimo. 

Giusto o sbagliato che sia, viva le amministrazioni che scelgono. Dalla bontà di queste scelte infatti, e dalla capacità di raggiungerne gli obiettivi previsti in modo efficiente ed efficace, si dovrebbe misurare il giudizio dei cittadini, quando chiamati ad elezioni. Ma viva soprattutto a quelle amministrazioni che se ne assumono le relative responsabilità.

Ma basta questa scelta dell’introduzione del ticket, unitamente a quella – per me – più coraggiosa di diminuire il contributo del Comune (bravo Sindaco!) alla manifestazione, per aver raggiunto gli obiettivi?

Inoltre, non mi è piaciuto il termine frastuono che hai usato a proposito della conseguenza della “comunicazione della Fondazione” che è “stata, oltre al disavanzo creato, il vero problema”. 

Le parole hanno un peso specie se pronunciate in Consiglio comunale da un rappresentante dei cittadini. Quelli che ti hanno eletto, certo. Ma una volta tale, anche quelli che non ti hanno votato. Tutti.

Ora il frastuono sembra qualcosa di dispregiativo. Sa di chiasso e di confusione.  Di caciara che non porta a nulla. Tu ci hai visto solo questo? O c’è stato anche un bisogno di ricevere con chiarezza delle informazioni a cui si ha diritto? Ed ancora: è stata solo una richiesta, legittima, di avversari politici, a cui poter ribattere usando un cliché piuttosto vecchio e stantio? (dove eravate voi quando?). Davvero non c’è stato altro? 

Il fatto che “in questi ultimi mesi tanti giustamente hanno avuto il diritto ed hanno sentito il dovere di pronunciarsi sul carnevale”, non può servire solo ad evidenziare il fatto che avversari politici hanno ripreso coraggio dopo aver mantenuto il silenzio su argomenti importanti, come asserisci. Manca la parte sulla risposta che si doveva a quella che dici essere una giusta richiesta. Ed allora mi chiedo, a cosa serve quest’appunto?

Io direi che in quest’occasione, più che frastuono, c’è stato un coro assordante. Polifonico. Che a volte può anche essere stato sferzante oppure modulato con ironia, ma che ha contribuito (non certo determinato, per carità) alla chiarezza di questi ultimi giorni. Che ha avuto attorno ad un fatto, la capacità di raccontarlo e così di farlo capire meglio a noi stessi ed agli altri. 

Il fatto che tu non l’abbia colto, o non l’abbia voluto far evidenziare, mi è parso un tentativo di rassicurare la tua parte politica. Di rappresentare quanto accaduto in modo funzionale, piacevole per chi fa parte del tuo gruppo. Proprio mentre diventava automaticamente svalutativo del pensiero di chi ne sta al di fuori.

(Nello Pomona)

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