C’era una volta Pinocchio a dare il benvenuto ai bambini. Città, vivibilità, caos sociale e criminalità

ACIREALE – La città è un modalità di sviluppo che nasce e progredisce grazie allo scambio, all’incontro, alla condivisione di spazi comuni. I luoghi pubblici sono, per definizione, di tutti, sono pensati per la fruizione, per la partecipazione alla costruzione di interazioni sociali.

Quando le città transitano, per abbandono o per miopia amministrativa, da luoghi di incontro e scambio a contenitori di abitudini caotiche e stressanti, perdono la loro identità sociale e si trasformano in zone di nessuno che inaspriscono i contatti emotivi e lo scambio delle esperienze e delle conoscenze. Le città che perdono di vista il concetto di benessere e di vivibilità diventano luoghi adatti per la strutturazione di regole non scritte che, di norma, sono imposte da chi esercita il potere economico, da chi nel caos e nella difficoltà relazionale trova il terreno fertile per ogni pratica illegale e criminale. Dove c’è degrado lì cresce e si fortifica la criminalità organizzata, dove il bene comune affonda nell’abbandono lì si strutturano storture partecipative alla vita sociale e insane abitudini.Quando si chiede vivibilità espressa con la necessità di luoghi non stressanti (parchi urbani, giardini, isole pedonali, corsie ciclabili, assenza di barriere architettoniche) di fatto si intende ottenere luoghi sempre più grandi da sottrarre al caos, al groviglio conflittuale delle relazioni, alla criminalità e alle cattive abitudini.

Quando si chiede vivibilità e rispetto della persona si vuole, concretamente, proporre un standard di condivisione dei luoghi che diventi modello di partecipazione e di contrasto al degrado e all’inquinamento del territorio. Inquinamento non solo per le polveri sottili che avvelenano il sangue ma anche quell’inquinamento relativo alle condotte vandaliche di chi nel degrado vive e produce i suoi affari. Poca gente che può accedere ai luoghi di serenità coincide con tante persone che ogni giorno attendono, occhi al monitor, che finalmente la terna dei numeri giocati porti loro la fortuna e il cambiamento. Le dipendenze tossiche da non- sostanze sono, di fatto, diventati luoghi di incontro dei disperati, luoghi senza alberi, luoghi dove semplici meccaniche tecnologiche impongono l’assuefazione, la disgregazione, l’assenza e la disperazione urbana. Ci si trasforma da essere sociali integrati con la bellezza della natura a soggetti/oggetti dipendenti dalle forzature maniacali di un sistema che alimenta la disperazione e la solitudine.

Ecco perché quando si chiede vivibilità e “defaticamento” urbano, di fatto, si propone un modello di città, di società e di relazioni che intende transitare dal caos alla pace, dallo stress alle sane relazioni.

Oggi nella nostra città viviamo avvolti nella stressante attività urbana che non è altro che una insormontabile barriera per il pensiero solidale, una barricata sociale che emargina le intelligenze, che produce disabilità sociale che nutre il risentimento, il caos e le meccaniche criminali.Si, non è una città per bambini.

(mAd)