FARE MEMORIA, BEPPE ALFANO, TRUCIDATO DALLA MAFIA L’8 GENNAIO 1993

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Era una sera fredda dell’8 gennaio del 1993: gli assassini entrano in azione a Barcellona Pozzo di Gotto e uccidono Giuseppe Aldo Felice Alfano, Beppe per gli amici, giornalista, le cui inchieste erano una minaccia per la mafia e per la politica collusa a Cosa Nostra.

IL sicariO sparò tre colpi di calibro 22 a bruciapelo mentre Beppe era nella sua Renault 9. Le sue inchieste sul quotidiano La Sicilia avevano rivelato gli intrecci tra mafia, imprenditoria e collusioni con la politica.

Aveva 42 anni, era insegnante di educazione tecnica e per passione faceva, senza alcuna tutela professionale, il corrispondente del quotidiano catanese La Sicilia. Beppe Alfano, dunque, non era un giornalista iscritto all’Ordine (lo fu dopo la sua morte, come avvenuto per Peppino Impastato e Mauro Rostagno), era un omo incorruttibile,  con il fiuto del poliziotto, l’intuito del magistrato e la passione per la ricerca della verità, Alfano pochi giorni prima di essere ucciso aveva anche individuato il nascondiglio del boss dei boss Nitto Santapaola, gli appoggi dei quali godeva per mandare avanti i traffici di mafia e soprattutto gli intrecci tra massoneria deviata e Cosa Nostra. Un giornalista che non si poteva né comprare né intimidire: doveva essere eliminato e subito.
Diversi i processi celebrati tra le due sponde dello Stretto Reggio Calabria e Messina. Una persona condannata all’ergastolo, in qualità di organizzatore, il boss Giuseppe Gullotti, che consegnò a Giovanni Brusca il telecomando per la strage di Capaci e uomo di fiducia dell`allora latitante Santapaola. Poi una pioggia di assoluzioni.

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