La Gestione Consapevole del Territorio Acese – Il Futuro Dietro di Noi.

Nell’analisi odierna del Sindaco sulla situazione urbanistica di Acireale, propedeutica probabilmente alla revisione del piano regolatore generale, oggi Pug, di cui quest’amministrazione si è impegnata a completare l’iter stipulando una nuova convenzione con l’università di Catania, si sottolinea l’eccessivo consumo di suolo e la presenza di un volume immobiliare superiore alle necessità della citta di Acireale .

I dati forniti dal Sindaco, sui quali non intendo soffermarmi, possono essere chiariti attraverso lo studio propedeutico alla redazione del Prg, che la precedente amministrazione aveva iniziato nel 2015 con la collaborazione del Prof. Filippo Gravagno e consultabili attraverso il seguente link http://ufficiodelpiano.acireale.com/Default.aspx, studio che prevedeva la partecipazione attiva dei cittadini nelle fasi di analisi e stesura del nuovo Prg mediante l’impiego dell’Urban Center, un luogo fisico di confronto in cui tutte le parti attive che entravano nel processo di stesura dello strumento urbanistico, potevano partecipare ed apportare contributi.

Potevano, si, perchè quel percorso è stato cancellato dall’Assessore all’Urbanistica di questa amministrazione, poco prima di abbandonare la stessa amministrazione al suo destino per imprecisati motivi personali e solo dopo averci “donato” progetti di cui pagheremo il conto negli anni a venire, tra cui la famigerata zona 30, la pista ciclabile del Corso Italia, il parcheggio sotterraneo dei Cappuccini con l’allargamento del viale Regina Margherita, ed altre perle.

I valori di urbanizzazione della citta di Acireale possono essere ricavati attraverso quello studio

Confrontando le immagini che mostrano l’andamento delle superfici urbanizzate, risulta evidente come, nel territorio acese, la quantità di 100mq per abitante sia stata raggiunta già negli anni ’20; nel corso del ‘900 il consumo di suolo è poi costantemente in crescita, con un incremento più consistente a partire dagli anni ’70, dove si registra l’accrescimento delle frazioni e, negli ultimi anni, con l’enorme sviluppo di aree sub urbane.

Per chi volesse leggere la relazione integralmente questo è il link :file:///C:/Users/Utente/Desktop/fancity/urban%20center/575_Relazione%20per%20il%20PRGC.pdf

Torniamo al “consumo di suolo” e proviamo a capire meglio di cosa si tratta, la prospettiva corretta per affrontare il problema non è semplicisticamente la quantità di suolo consumato, quanto il suo utilizzo specifico e la sua destinazione urbanistica; ad Acireale abbiamo assistito ad una violenta edificazione che deriva fondamentalmente da attività speculative piuttosto che edificatorie, proviamo a comprenderne la differenza.

Si può parlare di speculazione edilizia nel momento in cui edifico immobili che hanno un prezzo di vendita notevolmente superiore alla sommatoria del prezzo di acquisto dei terreni e dei costi di costruzione, questo si ottiene acquistando i terreni con destinazione agricola o non residenziale ed ottenendo successivamente la modifica delle destinazioni urbanistiche di piano mediante l’immancabile intermediazione della politica e spesso di soggetti legati alla criminalità organizzata.

Quello che è successo ad Acireale è molto simile alle dinamiche urbanistiche subite dalla vicina, e mai amata Catania, con la quale condivide l’influenza di potenti clan mafiosi che negli anni 80 e 90 anno avuto la massima infiltrazione nei tessuti economici delle due città.

I principali soggetti che hanno contribuito alla devastazione urbanistica di Acireale e delle sue frazioni sono prevalentemente riconducibili a tre categorie sociali ben distinte: L’aristocrazia decadente, l’imprenditoria immobiliare, e la terza che i catanesi come me, definirebbero dei ” pirocchi arrinisciuti”, particolarmente pervasiva e devastante.

La gran parte del patrimonio immobiliare della città è in mano ad una di queste tre categorie che con la partecipazione attiva della politica, è riuscita a trasformare il territorio ed il paesaggio compromettendo, spesso in maniera irrimediabile, il tessuto economico ed urbanistico di Acireale, bloccando lo sviluppo turistico delle frazioni marinare invase da seconde, terze e quarte case, che invece di costituire il volano di uno sviluppo sostenibile hanno ipotecato il futuro di intere generazioni di acesi, soprattutto giovani.

Questo immenso patrimonio immobiliare, spesso non produce alcun reddito essendo in parte indisponibile, vetusto e spesso non agibile, nonostante ciò l’assenza di politiche attive che lo reintroducano nell’economia urbana, crea desertificazione commerciale con centinaia di vani commerciali sfitti il cui costo di affitto supera ampiamente il reale valore di mercato degli immobili, ma che non essendo minimamente intaccato dalla pianificazione commerciale ed abitativa delle amministrazioni politiche, resta a disposizione delle tre categorie sopra elencate costituendo semplice rendita.

Che fare?

La domanda del vecchio Ul’janov è sempre attuale, eppure la politica potrebbe fare moltissimo.

Potrebbe progettare il nuovo piano regolatore generale secondo le esigenze della città e dei giovani, creando opportunità d’investimento sulle aree ad alta valenza turistica come la Timpa, di cui da vent’anni manca il piano d’utilizzo delle zone di pre-riserva, magari espropriando piccole porzioni di territorio utili a creare sentieri pubblici di penetrazione e fruibilità, il cui costo sarebbe estremamente limitato, creando quel percorso di “quota 100” che collegherebbe tutte le discese storiche in un unico sistema di viabilità lenta. Purtroppo si è scelta la strada “dell’ingessamento” del territorio, con una riserva più utile a chi la gestisce che allo sviluppo ed alla protezione dell’ambiente, come se un’area coltivata ed antropizzata da secoli, potesse rinaturalizzarsi, semplicemente non facendo nulla per anni ed abbandonandola agl’incendi al pascolo abusivo ed ai corsi di educazione ambientale per la costruzione di muretti a secco a spese del contribuente.

Potrebbe far pagare le tasse alle migliaia di case sfitte per 330 giorni l’anno che evadono stabilmente tutti i tributi relative ad imposte di soggiorno, Tari, Imu, ecc. pur vincolando il territorio con il loro carico urbanistico.

Potrebbe verificare la conformità degli scarichi di tutti gli immobili delle razioni a mare, dichiarando l’inagibilità di quelle non regolari che periodicamente ammorbano le acque del nostro mare.

Potrebbe redigere un vero piano commerciale, garantendo incentivi per i proprietari che affittano gli immobili ad un prezzo equo, e gravando maggiormente gl’immobili sfitti in centro storico.

Potrebbe fare molto, ma occorrerebbe la politica e la politica non c’è.

Fabio D’Agata