Spiaggia delle Cocole Santa Tecla – Esposto in Procura per la Gestione degli Scarichi delle Concessioni Demaniali

La scorsa estate, per la prima volta dopo oltre vent’anni, la spiaggia delle Cocole di Santa Tecla è apparsa libera da baraccamenti di ogni genere, che puntualmente ne occupavano più del cinquanta percento della superficie, rendendo la fruizione pubblica dei cittadini difficile e precaria.

Si tratta dell’unica spiaggia balneabile di tutto il comprensorio costiero di Acireale, la città dei limoni infatti ha quasi tutto il suo territorio costiero interessato da scogliere rocciose della scarpata di faglia della Timpa, per gran parte soggette agli effetti dell’ordinanza regionale relativa al PAI (piano di assetto idrogeologico) che ne interdice la balneazione per presenza di alto rischio geomorfologico e idrogeologico.

La restante parte delle coste acesi è occupata da porti, Stazzo, Pozzillo, Santa Maria La Scala e Capomulini ed approdi Santa Tecla, che di fatto rendono impraticabile, ma tollerata, la balneazione.

Siamo talmente abituati a vedere bambini ed anziani nuotare a pochi metri da barche a motore in manovra da non credere che l’intera “spiaggia” di Stazzo sia completamente interdetta alla balneazione, e sarebbe difficile spiegare ad un turista tedesco che quelle centinaia di persone che occupano l’arenile in una domenica d’estate, stiano in un’area vietata , ma ampiamente tollerata, perché in Sicilia basta mettere giù un cartello per affermare un principio, che resta sul cartello, ma serve a sollevare qualche scrupoloso burocrate dalle responsabilità in caso d’incidente.

E dove non cadono le pietre ci pensano i colibatteri fecali a fare il lavoro sporco, letteralmente sporco, perché mentre l’intera Acireale, che conta oltre 50.000 abitanti, non possiede una rete fognaria, ad eccezione di qualche fosso medioevale promosso a canale di scarico, nelle frazioni a mare le fosse biologiche sono una rarità e puntualmente al sopraggiungere della stagione estiva, la presenza dei numerosi villeggianti si vede chiaramente in acqua.

Per le Cocole no, la natura ha interrotto la scarpata di faglia in quel punto e le colate preistoriche hanno riempito l’antico golfo, probabile porto del primo insediamento in terra d’Aci, ma hanno risparmiato questa piccola spiaggia ricoperta di sassi e piena di sorgenti di acqua dolce che provengono dagli acquiferi delle pendici dell’Etna.

In un luogo così raro e prezioso da decenni operano due concessioni demaniali il lido “Cocole” e la “Trattoria dei Pescatori”, entrambe le strutture realizzate in legname e disposte ai due lati della spiaggia, ne chiudevano gran parte della superficie e per il lido anche la semplice vista del mare era una rarità, una lunga teoria di cabine, infatti, chiudeva completamente la visuale per gran parte della lunghezza della strada.

Nel 2019 però accade qualcosa

Il il lido “Cocole”, che usufruiva, forse impropriamente, di una norma che consente ai concessionari di non smontare le strutture a condizioni di utilizzarle in inverno per attività turistiche, veniva diffidato a mantenere in sito le strutture inutilizzate e smontava in pieno inverno, mentre la “Trattoria dei Pescatori” veniva citata in un esposto alla Procura della Repubblica, che Fancity ha visionato, nel quale venivano esposte alcune presunte irregolarità nella gestione degli scarichi.

…”Durante la fase di costruzione della piattaforma nel mese di Giugno 2019, notavo che gli operai eseguivano uno scavo sull’arenile profondo alcuni metri nel punto in cui vengono collocati i servizi igienici del ristorante

…”Durante un sopralluogo verificando la presenza di una botola interrata a circa 1,5 ml di profondità sotto la spiaggia, che chiudeva una vasca in cemento profonda circa 2 metri, … rinvenendo a lavori finiti una grande vasca di cemento all’interno della quale si trovano due cisterne di circa 1000 litri di capienza a cui sono allacciati i servizi igienici e gli scarichi dei reflui della cucina.“…

Per quanto riportato nell’esposto indirizzato a tutti gli enti competenti, tra cui la Capitaneria di Porto, l’ufficio territoriale Marittimo della Regione, i Carabinieri ed altre istituzioni, sembrerebbe che la gestione dei reflui sia collegata ad una vasca interrata dalla quale, sempre secondo l’estensore dell’esposto, i reflui venivano rilasciati nell’arenile.

Continua l’esposto: “Mi chiedo se i due piccoli contenitori possano, qualora fossero autorizzati, contenere i liquami prodotti dai servizi e dalle cucine e non prevedano invece, un disperdente per i liquidi che arriverebbero direttamente alla falda marina e quindi al mare, che quotidianamente è frequentato da centinaia di persone

Se fosse vero quanto riportato nel documento visionato, sembrerebbe che le acque prodotte dalle attività del concessionario venissero gettate in mare invece che essere stoccate e prelevate mediante espurgo .

Alcuni giorni addietro, durante la costruzione della struttura sulla spiaggia di Santa Tecla durante un sopralluogo della Capitaneria di Porto per le verifiche di regolarità, per quanto ci risulta, è stato impedito di procedere all’installazione della vasca interrata nell’arenile, sembrerebbe proprio in relazione ad una nota pervenuta alle autorità marittime ed abbastanza verosimile nei contenuti a quanto da noi visionato.

Successivamente anche il Comune di Acireale con la Polizia Municipale ha eseguito un controllo di cui si attendono gli esiti, mentre nel frattempo centinaia di cittadini indignati per la nuova “occupazione” della spiaggia scrivono sui social e manifestano la propria insofferenza per quello che sembrerebbe un diritto legittimo, ma che si scontra con le infinite proroghe che la Regione continua a concedere ai concessionari del demanio marittimo, in spregio alle disposizioni comunitarie e per le quali è in corso un contenzioso amministrativo.

Fabio D’Agata