Terme di Acireale – Io so, Ma Non ho Le Prove

Scrive Luigi Bosco l’ex Commissario Liquidatore delle Terme con il governo Crocetta :“In occasione di questi fari riaccesi sul degrado delle terme, mi piace riproporre queste considerazioni: Era la festa dí Sant’Agata, il 5 febbraio del 2013. Presso la sede della Regione Siciliana, a Palazzo ESA, a Catania, il Presidente Crocetta mi chiese per la terza volta di assumere il ruolo di Commissario delle Terme di Acireale. Al mio terzo diniego, il Presidente precisò che mi avrebbe nominato comunque. Fu così che mi ritrovai sulle spalle il pesantissimo fardello delle Terme. Io sono profondamente convinto che il sistema termale acese potrebbe essere uno strumento possente per il rilancio dell’economia di tutto il territorio.

Decisi di affrontare la sfida: il primo sopralluogo mi lasciò una sensazione di desolazione. Aldilà della spaventosa situazione debitoria, con UniCredit soprattutto, ma anche con Enel e tanti altri, quello che mi lasciò sconvolto fu soprattutto lo stato di abbandono e di degrado nel quale giaceva l’intero complesso. Le stesse fonti delle pregiatissime acque sulfuree rischiavano di non potere essere più recuperate. Di contro la presenza di alcune figure veramente appassionate, cito per tutti la dottoressa Florinda D’Anna, mi convinse ad affrontare il compito che mi veniva assegnato, con alcune delle qualità che i miei amici mi riconoscono: la competenza, la passione e la saggezza. Fu un periodo di grande impegno: l’obiettivo era quello di rimettere in funzione il sistema col duplice scopo di dare un servizio al territorio e di riaccendere l’interesse anche internazionale nei confronti della struttura. L’impresa miracolosamente riuscì. L’acqua sulfurea fu recuperata, alcuni locali furono ripristinati, il parco fu rimesso a nuovo, l’edificio storico fu riutilizzato per convegni, i pazienti cominciarono a ritornare, anche da altre regioni italiane. Ricevemmo anche la visita di un importante gruppo svedese interessato alla gestione, alla cui offerta la burocrazia regionale non diede alcuna risposta. Nel contempo si cercava, e si era arrivati quasi al punto di raggiungere il risultato, di avere delle somme regionali per pagare gli ingenti debiti pregressi, soprattutto con Enel. Ma non appena quasi per incanto ricominciarono a funzionare, le Terme subirono le ‘visite’, stimolate da lettere anonime, da parte di vigili del fuoco, vigili urbani, Asp, Guardia di Finanza .

Particolarmente aggressiva fu la visita di un funzionario Arpa, che sperava di trovare ‘ qualcosa’, che ovviamente non trovò, perché tutto veniva portato avanti con la massima diligenza. Il miracolo non durò a lungo. I fondi regionali promessi furono bloccati in commissione ( chissà da chi?) e non furono erogati. L’Enel tagliò la luce e spense un sogno. A metà del 2015 presentai le dimissioni da Commissario. Ripensare a quel periodo fa venire una grande amarezza.

MA GLI ACESI CHE AMANO LA LORO CITTÀ DOVREBBERO CERCARE DI CAPIRE CHI FURONO GLI ISPIRATORI DELLE LETTERE ANONIME ,CHE NON VENIVANO DA LONTANO,E QUALI INTERESSI SI CELAVANO DIETRO IL TENTATIVO DI NON FARE RIPARTIRE L’ATTIVITÀ TERMALE.”

SERVIZIO TG1

https://www.rainews.it/tgr/sicilia/video/2021/09/sic-terme-acireale-degrado-abbandono-debiti-liquidazione-0f37ef38-b78c-44a2-9179-d7e17464a2be.html

Queste le riflessioni dell’Ingegnere Bosco, riflessioni che stimo e che ritengo sincere quanto intempestive.

Noi semplici cittadini, più o meno attivi ed informati, abbiamo sempre saputo che dietro la distruzione delle terme di Acireale e del termalismo siciliano nel suo complesso, vi fosse un “disegno intelligente”. Non parlo di menti raffinatissime, perché si tratta di azioni criminali in cui la raffinatezza non si è mai avvicinata, ma di atti sistemici di manomissione della macchina burocratica, funzionali al blocco del meccanismo, atti che vengono da un tempo lontano. Un esempio per tutti le famose rate del mutuo Unicredit, ex Banco di Sicilia, da cui poi derivò il piano di recupero attualmente in corso, erano sistematicamente poste a bilancio regionale, ma inspiegabilmente l’istituto di credito non riceveva i fondi.

Per chi capisce qualcosa di pubblica amministrazione, comprendere che un mutuo ventennale è sempre inserito nelle finanziarie degli anni seguenti alla stipula, non è un mistero, se non fosse così avremmo azioni esecutive su scuole, palazzi comunali, piazze e centinaia di opere pubbliche finanziate a debito, sia con istituti pubblici come CDP, che privati come le banche.

Eppure quel meccanismo, che poi ritroveremo casualmente anche per lo stadio Tupparello, in cui si stipula un mutuo a garanzia pubblica che poi non lo si onora, ci ha condotto fin qui, con una procedura parzialmente conclusa che ha necessitato ulteriori 9.000.000€ di fondi pubblici a cui però occorre sommare i costi della chiusura dello stabilimento in termini di svalutazione del patrimonio. In questi calcoli il Prof. Faraci è sicuramente più bravo e competente di me, ma non mi sbaglio se parlo di oltre trenta milioni di euro nominali e senza perizie.

Vede Ingegnere Bosco, io la stimo ed apprezzo il suo intervento, perchè lo considero sincero e fondato, però le dico anche che lei ha avuto il merito e la fortuna di essere stato l’ultimo amministratore delle Terme di Acireale aperte, e questo non è poco, perché la prima regola di chi investiga su un delitto e non inquinare la scena del crimine, ed oggi invece quella scena è compromessa .

I giornalisti ed i semplici cittadini come me, sono entrati invece in una stanza buia e devastata e con la sola luce di una candela, stanno provando a ricostruire una vicenda terribile per questa comunità, provando a seguire le poche tracce che, le “menti poco raffinate” hanno seminato negli atti amministrativi di oltre un ventennio. Abbiamo davanti a noi una sequenza di pezzetti di carta stracciata che stiamo miracolosamente incollando gli uni agli altri, ma lo facciamo sempre alla luce di una candela, perché coloro che dovevano accendere i fari ed illuminare tutta la stanza, Magistratura e Politica sana, sono andati via troppo presto, lasciandoci al buio.

Non lo stiamo facendo perché amiamo le prime pagine dei giornali, lo facciamo semplicemente perché abbiamo dei figli che passano quotidianamente davanti a quei cancelli chiusi e ci chiedono cosa si nasconda oltre quelle siepi, da cui si intravedono anche giochi e altalene, e noi che quei luoghi li abbiamo vissuti e amati, siamo obbligati a trovare le parole per spiegare dove abbiamo fallito e per giustificarci con loro, che non avranno i ricordi che noi conserviamo nella nostra memoria.

E’ tutto molto complicato ma ci stiamo provando utilizzando solo le lettere dell’alfabeto.

Fabio D’Agata