Aria aperta per i bambini (soprattutto italiani), o crescono paurosi e poco creativi

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Arrampicarsi su un albero, giocare alla caccia al tesoro con gli amici, fare una gara di corsa e gettarsi nel fango, prima dei 12 anni, per diventare più creativi e imparare a affrontare la vita con più coraggio e autonomia di chi ha passato un’infanzia tra videogiochi e playstation, senza mai incontrare bambini sconosciuti o sfuggire alla sorveglianza dei genitori.

Peter Gray, psicologo e biologo al Boston College, studia da anni gli indici di creatività dei ragazzini americani, constatandone il progressivo precipitare nella banalità. Tra il 1985 e il 2008, le risposte date al Test di Torrance, applicato nelle scuole americane, hanno fatto scendere l’85 per cento dei ragazzi intervistati sotto la media dei loro predecessori: non sono più capaci di fornire tante risposte (Fluency), né di darne di non scontate (Originality), né di trarre spunto da elementi diversi (Flexibility).

In altre parole, non sono più in grado di avere un’elaborazione creativa. E, di conseguenza, diventeranno più difficilmente imprenditori, inventori, presidi di college, scrittori, dottori, diplomatici o sviluppatori di software.

Gray suggerisce a genitori e insegnanti di rivoluzionare i propri pensieri educativi. In casa, in giardino, in vacanza, i bambini non dovrebbero essere vigilati da vicino né indotti a partecipare (sempre) a sport rigidamente organizzati.

In Italia solo il 6% dei bambini, come spiega l’ultimo rapporto di Save the Children, ha diritto a scendere in strada da solo e solo il 25 % può giocare in cortile. Il 37% dei piccoli, 3 milioni e 700 mila, cresce in città.

Il 51,6% vive in famiglie che non possono prevedere neppure una settimana di vacanza, il 47% non legge un libro all’anno. Perfino giocare a calcio è difficile per i piccoli italiani, e per chi arriva da una famiglia straniera ancora di più: proibito negli spazi condominiali e in molti giardini urbani, si può fare nelle società sportive, ma con costi e orari che rendono lo sport nazionale accessibile solo a due bambini su 10. In questo modo però, cancellando dalla pratica infantile ogni abilità ereditata dai cacciatori-raccoglitori, cioè dai nostri antenati, non li si rende solo più tristi, ma anche più depressi, aggressivi e convinti di non riuscire neppure a superare l’ora di educazione fisica a scuola. Sicilia, Calabria e Campania solo in fanalino di coda per gli spazi di gioco collettivi, mentre solo a Bolzano, in Valle d’Aosta e in Toscana è possibile correre liberi nel verde, almeno durante il weekend.

Proteggerli, privarli dell’altalena o del pallone, difenderli furiosamente da qualunque sostanza possa sporcarli o contaminarli (dai piccioni alle cartacce agli animali domestici, fino ai giornali e al gelato, senza dimenticare il terrore degli insetti) e consegnare loro una tastiera di qualsiasi genere non vuole dire amarli, ma farli diventare ansiosi e disinteressati.